Paolo VI e mons. Romero: card. Tagle (Caritas internationalis), “testimonianza d’amore fino a essere pronti alla morte”

“Il nostro mondo contemporaneo associa la parola martirio con la sofferenza, ma ogni sofferenza non è un martirio”. Lo ha detto il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas internationalis, nell’omelia della messa che ha presieduto oggi pomeriggio a Roma, alla vigilia della canonizzazione di Paolo VI e mons. Oscar Romero. Segnalando che entrambi per la loro testimonianza di fede “fanno parte della famiglia della Caritas”, il porporato ha affermato che “la lingua comune è quella della testimonianza d’amore fino a essere pronti alla morte”. Quindi, l’invito a “recuperare il vero senso della parola martirio, cioè dare una testimonianza viva, non di un’etica o di una legge, ma di una persona: Gesù, che ha dato la sua vita per noi”. Il processo è indicato dal card. Tagle: “Chi sperimenta quest’amore e questa carità, e non solo la vede e la sente, percepisce l’impulso di vivere trasformato e la sua vita diventa testimonianza”. Riferendosi a Paolo VI, il cardinale ha evidenziato la sua “testimonianza quotidiana nella vita pastorale in un momento molto importante per la vita della Chiesa e del mondo”. In Oscar Romero ha indicato “il cuore che ha scoperto l’amore di Dio vissuto specialmente verso i poveri”. “Nell’ultimo momento della sua vita – ha aggiunto il porporato – è diventato povero, una comunione di vita e di morte. La morte non è la fine della vita, non è la negazione della vita. La morte è una testimonianza. La morte di un martire è il culmine della vita. Quando amiamo viviamo, ma quando amiamo moriamo. Quando c’è la morte per ragione d’amore, c’è la vita”.

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