Abusi in Usa: card. Wuerl su rinuncia, “testimonianza di Viganò non è fedele ai fatti”

(da New York) “La testimonianza di Viganò, in particolare nella parte che mi riguarda, non è fedele ai fatti”. Il card. Donald Wuerl, in un’intervista esclusiva concessa al bimestrale dei gesuiti “America” a seguito delle dimissioni dalla diocesi di Washington, risponde alle accuse che l’ex nunzio degli Stati Uniti, mons. Carlo Maria Viganò, gli ha rivolto nella lettera del 25 agosto con cui attaccava l’operato di Papa Francesco sulla questione abusi legata all’ex cardinale McCarrick. “Nella sua testimonianza, l’arcivescovo Viganò afferma chiaramente che c’erano delle sanzioni segrete – spiega Wuerl – ma dice anche di non averle comunicate neppure a me. Eppure questo avrebbe dovuto essere il suo dovere”. “Trovo difficile accettare la sua versione, che mi ritenga responsabile dell’attuazione di qualcosa che non ha mai trasmesso o del suo insulto gratuito di essere un bugiardo quando dico di non aver mai ricevuto queste sanzioni segrete – continua Wuerl -. Certamente non avrei mai immaginato che ci fossero sanzioni contro il cardinale McCarrick, pensando a tutte le volte in cui l’ho incontrato ai ricevimenti e agli eventi ospitati dall’arcivescovo Viganò nella Nunziatura. Il divario tra ciò che dice e quello che ha fatto e la sua facile calunnia mettono in discussione il vero intento e lo scopo della sua lettera”.

Il cardinale commenta poi il problema della divisione nella Chiesa e la necessità dell’unità e apprezza il consiglio di Papa Francesco di prendersi tempo “per pregare e per riflettere sulla nostra responsabilità primaria di pastori. Una responsabilità primaria è quella di mantenere quell’unità con Pietro. I vescovi devono sempre funzionare con e mai senza Pietro. Penso che sia parte di ciò che dobbiamo evidenziare oggi, e penso che dobbiamo anche evidenziare la collegialità affettiva, quel legame spirituale che è diffuso tra noi e trascende la diversità politica o operativa”. Wuerl, che nel frattempo è stato nominato amministratore apostolico in attesa del sostituto, ha aggiunto che è un’era nuova anche nella Conferenza episcopale americana dove “per oltre 30 anni abbiamo avuto divisioni in politica e nella prassi, ma siamo sempre stati in grado di lavorare insieme. Oggi quello che stiamo ascoltando e vedendo, dentro la Conferenza, è un livello di diversità attorno all’apprezzamento dell’insegnamento del magistero e questo livello di diversità è vissuto in maniera completamente nuova”.

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