Abusi in Usa: card. Wuerl su rinuncia, “non avrei potuto servire l’unità”

(da New York) “Ciò che è importante adesso non è concentrarmi su me stesso, ma aiutare questa chiesa a raggiungere un posto nuovo”. Così ha commentato il card. Donald Wuerl la lettera in cui Papa Francesco gli comunica di aver accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Washington. In una lunga intervista al mensile dei gesuiti “America”, Wuerl espone le ragioni che lo hanno spinto a formulare la richiesta, soprattutto dopo il rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania che rivelava gli abusi su oltre mille minori e adulti commessi da circa 300 sacerdoti proprio negli anni in cui egli guidava la diocesi di Pittsburgh. “Ho commesso errori di giudizio – ammette il card. Wuerl – quando abbiamo avuto a che fare con tutti questi casi prima della Carta di Dallas (il documento della Conferenza episcopale americana contro gli abusi emesso nel 2002, ndr). Alcuni di quegli errori di giudizio erano basati su valutazioni psicologiche professionali, altri sulla lentezza amministrativa perché cercavamo di trovare qualche verifica delle accuse. Sono stati tutti errori di giudizio, e certamente provo rimpianto”. Infine, commentando il rapporto, aggiunge: “La risposta della diocesi di Pittsburgh agli abusi, che la Corte suprema ha voluto allegare al report del Gran Giurì, prova che ho agito in modo molto responsabile nel rimuovere i sacerdoti predatori”. Nell’intervista, il cardinale si dice “commosso perchè la lettera del Papa evidenzia qualcosa che è estremamente importante per me e cioè che la prima responsabilità del pastore è verso il suo gregge, è verso il popolo affidato alla sua cura pastorale e l’unità del gregge è la cosa più importante”. Il card. Wuerl ammette che “non avrebbe potuto servire quell’unità” perché occupato nella difesa delle sue azioni e questo avrebbe rallentato il processo di risanamento delle ferite e di riunificazione della Chiesa: “Ecco perché ho chiesto al Santo Padre di accettare le mie dimissioni, perché una nuova e fresca leadership non dovesse avere a che fare con queste questioni “.

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