Indice globale fame: a Milano la presentazione italiana. 124 milioni di persone nel mondo soffrono di fame acuta

(da Milano) Secondo l’Indice globale della fame (Global Hunger Index – GHI) 2018 in 51 Paesi del mondo (sui 119 presi in esame) “i livelli di fame e malnutrizione sono molto preoccupanti” e 124 milioni di persone soffrono di fame acuta. È quanto emerge dal 13° Rapporto la cui presentazione italiana, a cura del Cesvi, si è tenuta questa mattina a Milano, nella sede l’Istituto di studi per la politica internazionale (Ispi). Uno scenario in cui bambini sono le principali vittime: 151 milioni di minori nel mondo sono affetti da arresto della crescita e 51 milioni da deperimento. Le regioni più colpite sono l’Asia meridionale e l’Africa sub-sahariana: in queste due aree si registrano i più alti tassi di denutrizione della popolazione, arresto di crescita, deperimento e mortalità infantile (i quattro indicatori che contribuiscono alla costruzione dell’indice). Guardando all’evoluzione storica si evidenzia un miglioramento dal 2000 ad oggi, ma che non appare sufficiente a raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” entro il 2030 come previsto dalle Nazioni Unite. A questo ritmo solo 29 Paesi dei 79 che oggi presentano un livello di fame moderato, grave, allarmante ed estremamente allarmante centreranno l’obiettivo. “Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nella lotta alla fame – spiega Daniela Bernacchi, direttore generale del Cesvi –, ma a una velocità ancora non sufficiente. L’Indice globale della fame contiene un messaggio chiaro: è necessaria l’azione congiunta di vari attori, quali la comunità internazionale, i governi nazionali e la società civile. Ma rispondere all’emergenza non basta: occorre aumentare gli investimenti e promuovere programmi di sviluppo a lungo termine nelle regioni più critiche”. Passi positivi sono stati compiuti in 27 Paesi di Asia meridionale e Africa sub sahariana, capaci di raggiungere un livello di fame classificato come “moderato”. Particolarmente significativi i miglioramenti in Angola, Etiopia e Ruanda. All’estremo opposto resta critica la situazione in Ciad, Haiti, Madagascar, Sierra Leone, Yemen e Zambia, la cui situazione è giudicata “allarmante”. Ancor peggiore la situazione in Repubblica Centrafricana, unico Paese la cui condizione relativa alla fame è definita “estremamente allarmante”. A questi si aggiungono alcuni Paesi – come Burundi, Eritrea, Somalia, Libia, Sud Sudan e Siria – in cui non è stato possibile effettuare la ricerca, ma la cui situazione, scrivono i ricercatori, è fonte di preoccupazione.

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