Decreto Salvini: Fio.Psd, “ricadute estremamente pericolose”. “Parlamento non lo converta”

La Federazione italiana per le persone senza dimora (Fio.Psd) “ritiene estremamente pericolose le ricadute del Decreto Immigrazione e Sicurezza (#decretosalvini)”. In una nota diffusa oggi la Fio.Psd elenca le “ragioni di sostanza” e “di principio” che suscitano preoccupazione. Tre i punti del decreto contestati, ad iniziare dall’“abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e l’introduzione di permessi di soggiorno speciali” che “comporterà l’inevitabile ed esponenziale aumento del numero, già tristemente elevato, di persone irregolari sul territorio o con uno status giuridico sospeso o incerto”. “Tale condizione pone le persone in uno stato di vulnerabilità e precarietà estremo”, sostiene la Federazione, che “finisce per ridurle a ‘vivere’ in strada o in sistemazioni insicure o inadeguate, preda di ogni tipo di sfruttamento e a rischio arruolamento in associazioni criminali con un ovvio aumento della insicurezza di tutti i cittadini”. Inoltre, “l’eliminazione del diritto all’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo”, secondo Fio.Psd, “ha come conseguenza l’impossibilità di esercitare tutti i diritti connessi alla residenza”. Infine, “lo smantellamento di fatto del sistema Sprar non permetterà più di accedere a questa misura di accompagnamento a chi è richiedente asilo o in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari (da adesso in poi permessi speciali) come, ad esempio, ai neo-maggiorenni ex minori stranieri non accompagnati, a cui non è stata riconosciuta la protezione piena”. “Ciò comporterà – spiega la Federazione – un aumento delle persone senza dimora e, in particolare, un aumento dei giovani e giovanissimi senza dimora, fenomeno in ascesa e che già desta notevole preoccupazione”.
La Fio.Psd respinge poi “con vigore l’ossessione securitaria che conduce all’odiosa equazione povertà/migrazione = crimine/insicurezza”. “Noi crediamo fermamente che la povertà e le migrazioni non siano reati”. Per questi motivi, la Federazione chiede “con forza che il Parlamento non converta il decreto in legge”.

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