Vertice tra le due Coree: mons. Lazzaro You (Daejeon), “bisogna continuare, non stancarsi mai di cercare una via per la riconciliazione del nostro popolo”

“Bisogna continuare e non stancarsi mai di cercare una via per la convivenza e la riconciliazione del nostro popolo”. È l’esortazione del vescovo di Daejeon, mons. Lazzaro You Heung-sik, commentando questa mattina al Sir le notizie che gli sono arrivate sul vertice che si è svolto in un villaggio di confine di Panmunjom tra le delegazioni delle due Coree per la partecipazione alle prossime Olimpiadi, uno dei primissimi incontri di dialogo ad “alto livello” tra rappresentanti del Nord e del Sud. “Sono contentissimo”, esordisce subito il vescovo. “L’incontro è andato molto bene”, aggiunge mons. You, sottolineando in particolare l’importanza della “richiesta da parte della Corea del Sud di avviare una discussione sulla situazione delle famiglie separate, in vista della festa del Capodanno lunare che si celebra il 14 febbraio e di attivare una linea diretta tra militari per evitare scontri accidentali alla frontiera”. Che il processo di avvicinamento era in atto, lo si era capito nel discorso di inizio anno che il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha rivolto alla nazione. “Quello che ha colpito – dice infatti mons. You – è l’uso di un linguaggio nuovo, soave, più distensivo. Non una ma più volte, Kim Jong-un ha detto: ‘Siamo unico popolo, un’unica razza’, augurando poi che i giochi olimpici possano essere un successo per tutto il popolo coreano”. E sulla possibilità di avviare rapporti più distesi nella penisola coreana, ha giocato un ruolo fondamentale il neo-presidente eletto della Corea del Sud, Moon Jae-in. “Bisogna dialogare – incalza il vescovo – negoziare, incontrarsi, continuare il dialogo. Senza tutto questo, non c’è alcuna possibilità di avvicinamento. Stiamo vedendo i primi passi in avanti”. Lo sport con i giochi olimpici ha fatto molto di più di quanto i politici sono fino ad oggi riusciti a fare. “Dal punto di vista politico – osserva mons. You – non è facile parlare. Ma noi siamo un unico popolo, un’unica famiglia ed è questa realtà la base di ogni dialogo. Ma bisogna fare di più, bisogna fare tutto il possibile perché la Corea torni ad essere unita”.

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