Uganda: l’impegno dei Medici per l’Africa-Cuamm in West Nile per rafforzare il sistema sanitario

Una targa antica ancora leggibile racconta i tanti anni di impegno spesi dal Cuamm in West Nile, nord ovest dell’Uganda. “Si è lavorato molto e la situazione – si legge in una nota firmata da don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa-Cuamm – è migliorata anche se c’è ancora tanta povertà. Allora la gente scappava, ora ha una casa. Da qualche anno invece a scappare in Uganda sono i sud sudanesi”.

“Il campo più impegnativo – spiega – è quello di Bidibidi (distretto di Yumbe) con oltre 280mila profughi mentre il distretto di Moyo ne ha accolti 180mila, più della popolazione residente”.

“Open the gate” – aggiunge – è “la politica che ha adottato il Paese. Il bene ricevuto negli anni, adesso sta diventando bene donato ad altri”. Nei 6 distretti coinvolti ci sono 19 campi profughi e 257 strutture sanitarie tra ospedali, centri sanitari e dispensari, più o meno fatiscenti e senza personale, per una popolazione di 2.180.000 residenti e oltre 1 milione di rifugiati. “Le autorità locali – prosegue il sacerdote – ci conoscono; sanno che siamo sul posto non per seguire le nostre priorità ma per metterci al loro fianco e poter insieme rafforzare il sistema sanitario che già esiste seppur debole”.

“Le priorità – precisa don Carraro – sono i bisogni sanitari dei nuovi arrivati e insieme, quelli della popolazione locale, in particolare mamme e bambini, specie malnutriti, integrando i servizi dei campi con quelli del territorio grazie ad un sistema di ambulanze che consente il trasferimento delle emergenze ostetriche. Questo è quello che stiamo facendo!”.

Il Cuamm negli anni ha investito molto anche nella formazione del personale locale. “Ora – conclude il direttore – il team che lavora in West Nile è di 40 giovani ugandesi tra medici, nutrizionisti, ostetriche, assistenti sociali e amministrativi. Sono freschi, a volte un po’ inesperti ma entusiasti e motivatissimi”.

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