Corridoi umanitari: Teggiano-Policastro, arrivate dalla Libia 4 mamme con i loro 8 figli

“Una di loro è arrivata con i denti rotti, segno delle percosse e delle violenze subite in Libia, le altre donne invece erano in condizioni fisiche migliori. Adesso pensano a un futuro in Italia o in altri Paesi europei”. Don Vincenzo Federico, coordinatore delle cooperative sociali che si occupano dell’accoglienza nella diocesi di Teggiano-Policastro, racconta così l’arrivo delle quattro donne e degli otto figli, tutti eritrei, giunti in Italia col corridoio umanitario aperto con la Libia poco prima di Natale, grazie all’impegno della Cei e del governo italiano. Le donne sono giovanissime: hanno tra i 20 e i 27 anni. I bambini tra i 3 e i 14. Il loro rifugio è diventata la struttura della coop “Il Sentiero”. Ad accomunare le loro storie, la fuga dall’arruolamento forzato nell’esercito. “Vengono accusate spesso di aver favorito i mariti nella fuga o di aver impedito l’arruolamento forzato”, racconta il vicario episcopale. Dopo la partenza dall’Eritrea, tappa necessaria è il Sudan, dove alcune di loro raccontano di essere state rapite dai trafficanti che hanno chiesto più volte il riscatto ai familiari delle vittime in modo da evitare le violenze. Poi, l’arrivo in Libia, dove sono rimaste per un anno. “Non solo nei centri di detenzione. Alcune di loro sono state anche abbandonate per strada. Lì non sono più padrone della loro vita. Il loro destino rimane nelle mani dei trafficanti che ne decidono le sorti”, spiega don Federico. Lo sguardo delle giovani mamme eritree giunte a Teggiano è rivolto all’estero, in particolare alla Svezia o alla Germania, dove vivono i mariti o altri familiari che vogliono raggiungere. “Ma se non fosse possibile hanno detto di essere disposte a restare in Italia”. E, intanto, hanno già cominciato a frequentare la scuola di italiano per stranieri. “Una donna italo-eritrea ci sta aiutando nel dialogo con queste signore per facilitarne l’inserimento”. Una nuova vita comincia anche per gli otto bambini. “Per loro abbiamo già preso contatti con le scuole per poterli inserire anche ad anno in corso”.

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