50° Terremoto Belice: p. Nardin (Rosminiani), “un’esperienza unica per la sua drammaticità”

“Per gli abitanti della Valle del Belice è fuori di dubbio che l’esperienza di questi anni è unica per la drammaticità del suo inizio: quelle interminabili e spaventose scosse sismiche che fanno sobbalzare non solo la terra, ma tutto te stesso fin nelle tue fibre. Le conseguenze si sono rivelate per la massima parte della popolazione una tragedia consumata giorno per giorno”. Padre Vito Nardin, generale dei Rosminiani e coadiutore a Santa Ninfa (Tp) con don Antonio Riboldi, nel periodo successivo al sisma che colpì quella zona, ricorda così il dramma vissuto dagli abitanti della Valle del Belice, nel 50° anniversario del terremoto. Per l’occasione ha pubblicato “Risorgere: insieme si può”, testo che ripercorre la realtà vissuta dalle popolazioni locali e la storia degli interventi di ricostruzione. Padre Nardin, che domenica 14 gennaio celebrerà una messa nella chiesa madre di Santa Ninfa ricostruita, ricorda “l’umiliazione di dovere ricevere tutto per i primi tempi, dal vestiario al vitto, dalle medicine, al sussidio”, vissuta dagli abitanti colpiti dal sisma. Poi “il sentirsi ‘ospitati’ in tende, in baracche, il sentimento di dovere ringraziare per qualcosa che ti è stato dato, ma che odi, perché non è quello che sarebbe giusto avere”. Sentimenti che “a lungo andare corrodono la serenità personale”. Tra le condizioni segnalate, il “disagio di vivere in baracca per anni, dovendosi adattare a situazioni che sarebbero sopportabili solo per poco tempo”. Inevitabili le conseguenze. “Tutta la personalità muta piano piano, ma in peggio: non si parla più per non essere ascoltati, non si sa più stare in famiglia perché non c’è spazio; i bambini crescono per la strada e non acquistano l’amore per la famiglia. I giovani, nonostante doti naturali notevoli, rimangono mortificati nel loro sbocciare per la mancanza di prospettive, per un ambiente ristretto, per una somma di cause che finiscono per disorientare e scoraggiare”. “Eppure, proprio questa gente – sottolinea padre Nardin – ha dimostrato in tante e tante occasioni una capacità di resistenza insospettata”.

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