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Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “vincere non è mai umiliare l’avversario”, serve “clima di parità” tra le nazioni

(Foto: Vatican Media)

“La pace non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto”, e “si consolida quando le nazioni possono confrontarsi in un clima di parità”. Sono i due “moniti” tratti dalla lezione della prima guerra mondiale, “che purtroppo l’umanità non seppe comprendere immediatamente, giungendo nell’arco di un ventennio a combattere un nuovo conflitto ancor più devastante del precedente”. A citare la Grande Guerra è stato il Papa, nel suo quinto discorso al Corpo diplomatico, in cui a proposito del centenario della prima guerra mondiale, che ricorre quest’anno, ha affermato che “vincere non significa mai umiliare l’avversario sconfitto”. “Non è la legge del timore che dissuade da future aggressioni, bensì la forza della ragionevolezza mite che sprona al dialogo e alla reciproca comprensione per sanare le differenze”, il primo monito della Grande guerra, da cui deriva il secondo: “La pace si consolida quando le Nazioni possono confrontarsi in un clima di parità”. “Lo intuì un secolo fa – proprio in questa data – l’allora Presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson, allorché propose l’istituzione di una associazione generale delle Nazioni intesa a promuovere per tutti gli Stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale”, la citazione di Francesco, secondo il quale “si gettarono così idealmente le basi di quella diplomazia multilaterale, che è andata acquisendo nel corso degli anni un ruolo e un’influenza crescente in seno all’intera comunità internazionale”. “Anche i rapporti fra le nazioni, come i rapporti umani, vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà”, ha puntualizzato il Papa: ciò comporta “il principio che tutte le comunità politiche sono uguali per dignità di natura, come pure il riconoscimento dei vicendevoli diritti, unitamente all’adempimento dei rispettivi doveri”. All’inizio del suo discorso, Francesco ha citato i viaggi internazionali dell’anno appena trascorso: Egitto, Portogallo, Colombia, Myanmar e Bangladesh.

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