Papa Francesco: al Corpo diplomatico, appello a “rispettare lo status quo di Gerusalemme” e a “trovare soluzione politica” per “due Stati indipendenti”

(Foto: Vatican Media)

Nella parte centrale del discorso al Corpo diplomatico, il Papa ha rivolto “un pensiero particolare a israeliani e palestinesi”, in seguito alle tensioni delle ultime settimane. “La Santa Sede, nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri – le parole di Francesco – rinnova il suo pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni, e invita ad un comune impegno a rispettare, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani”. “Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella Regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti”, ha proseguito il Papa, secondo il quale “pur tra le difficoltà, la volontà di dialogare e di riprendere i negoziati rimane la strada maestra per giungere finalmente ad una coesistenza pacifica dei due popoli”. “Anche all’interno di contesti nazionali, l’apertura e la disponibilità all’incontro sono essenziali”, ha affermato Francesco citando il “caro Venezuela, che sta attraversando una crisi politica ed umanitaria sempre più drammatica e senza precedenti”: la Santa Sede, “mentre esorta a rispondere senza indugio alle necessità primarie della popolazione, auspica che si creino le condizioni affinché le elezioni previste per l’anno in corso siano in grado di avviare a soluzione i conflitti esistenti, e si possa guardare con ritrovata serenità al futuro”. “La Comunità internazionale non dimentichi neppure le sofferenze di tante parti del Continente africano” – l’altro appello del Papa – “specialmente in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia, in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana, dove il diritto alla vita è minacciato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dal terrorismo, dal proliferare di gruppi armati e da perduranti conflitti. Non basta indignarsi dinanzi a tanta violenza. Occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano”. “Un impegno comune a ricostruire i ponti è urgente pure in Ucraina”, ha detto Francesco, ricordando che “l’anno appena conclusosi ha mietuto nuove vittime nel conflitto che affligge il Paese, continuando a recare grandi sofferenze alla popolazione, in particolare alle famiglie che risiedono nelle zone interessate dalla guerra e che hanno perso i loro cari, non di rado anziani e bambini”.

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