Papa al Corpo diplomatico: Vian (L’Osservatore Romano), “tra due anniversari”

“Sono due anniversari la cornice del lungo discorso che il Papa ha letto al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede all’inizio del 2018: il centenario della grande guerra, la cui conclusione nel 1918 ‘ridisegnò il volto dell’Europa e del mondo intero’, e il mezzo secolo dal Sessantotto e dai ‘sommovimenti sociali’, che hanno modificato lo scenario culturale planetario introducendo una ‘molteplicità’ di ‘nuovi diritti'”. È quanto scrive Giovanni Maria Vian, direttore de “L’Osservatore Romano”, nell’editoriale in uscita con il numero di domani. “Nel 1965, vent’anni dopo la conclusione di quel conflitto, un Papa parlò per la prima volta dalla tribuna delle Nazioni Unite e lo fece a nome ‘dei morti e dei vivi’ disse allora Montini”, ricorda Vian: “Allo stesso modo oggi il suo successore fa sua la voce di innumerevoli vittime di quella che ha definito ‘terza guerra mondiale a pezzi’, svolgendo ‘un ruolo di richiamo dei principi di umanità e di fraternità’ e ricordando che per la Santa Sede ‘parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza’”. Su questa base, per il direttore del quotidiano vaticano, “il Pontefice ha criticato la confusione causata dall’introduzione di ‘nuovi diritti'”: “Se da una parte infatti questi nuovi diritti hanno favorito una ‘colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli’, dall’altra hanno fornito pretesti per non rispettare ‘i diritti fondamentali’ enunciati nella dichiarazione del 1948”. Francesco, inoltre, per Vian ha denunciato “con chiarezza per l’ennesima volta” le “forme più sottili di violenza”: quella esercitata contro i bambini “scartati ancor prima di nascere”, poi contro gli anziani “scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso”, quella contro le donne, “che subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie”, e infine la violenza contro le vittime della tratta, “che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù”. Riconosciuto nel 1948 è il diritto di formare una famiglia, “nucleo naturale e fondamentale della società”, oggi ritenuto, specialmente in occidente, “un istituto superato”.

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