Epifania: mons. Moraglia (Venezia), “porre coraggiosi gesti di conversione per un autentico contatto con Gesù”

“I Magi chiedono di ripensare la nostra vita di ‘stagionati’ uomini e donne di Chiesa; abbiamo bisogno di porre coraggiosi gesti di conversione per tornare a un autentico e reale contatto con Gesù”. Lo ha detto, questa mattina, il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, nell’omelia della Messa che ha celebrato in cattedrale, nella solennità dell’Epifania. “Tutti i popoli e tutti gli uomini sono chiamati a incontrare Dio. I Magi hanno lasciato tutto e si sono incamminati verso un futuro sconosciuto, che non era il risultato di puri calcoli umani, sorretti da una speranza che nasceva da una Grazia a cui avevano detto il loro sì”, ha aggiunto. Citando lo scrittore Gilbert Keith Chesterton, il patriarca ha invitato a riflettere sul fatto che “oggi il credente ha più di un complesso d’inferiorità verso il mondo che si professa lontano da Dio, agnostico o ateo”. “Si può anche perdere la fede e, così, finire per credere ad ogni cosa”. Oppure “si giunge talvolta all’incredulità”. Ma “se si perde la capacità di cogliere la dimensione simbolica del reale si smarrisce o si è già smarrito l’uomo che è in noi”. “Potremo, quindi, essere anche più veloci, più produttivi, più tonici come forza muscolare, ma meno uomini”, ha sottolineato il patriarca, secondo il quale “è questo il dramma di un uomo o, meglio, di un’intera umanità che, perseguendo la pura efficienza e non volendo più riconoscere i propri limiti, mira sempre a nuove performances, prestazioni che comunque ogni macchina può raggiungere prima e meglio”. Da qui, la necessità di “adorare lo stesso Gesù, presente realmente nel Santissimo Sacramento dell’altare”. “L’Amore deve essere amato e noi non possiamo non sentire questa urgenza. Per poter dare amore al nostro prossimo dobbiamo attingere dall’Amore”.

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