Corridoi umanitari: Caritas Termoli, accolte 4 giovani mamme con 7 figli

“Dopo aver effettuato i controlli sanitari sulle donne che abbiamo accolto, il medico e una mia collega sono scoppiate a piangere. Hanno detto di non avere mai visto prima d’ora corpi così segnati delle violenze”. Lo racconta al Sir Luca Scatena, responsabile del progetto Sprar “Rifugio sicuro”, realizzato dalla Caritas di Termoli, che ospita otto donne e sette bambini di nazionalità eritrea e somala. Quattro di loro sono mamme. Tutte giovanissime, tra i 23 e i 25 anni. Mentre l’età dei figli varia tra un mese e cinque anni. Sono arrivate in Italia, nei giorni scorsi, tra i 160 profughi giunti all’aeroporto di Pratica di Mare (Pomezia), grazie al corridoio umanitario aperto con la Libia, con l’impegno della Cei e del governo italiano. Adesso, le donne si trovano in alcuni appartamenti nei Comuni di Termoli, Larino e Ururi. “Per loro saranno avviati percorsi di assistenza psicologica. Presumiamo che le violenze siano state compiute nei centri di detenzione libici – racconta Scatena -. In particolare, una donna è arrivata in stampelle per una frattura calcificata male. Le mamme, invece, con problemi intestinali”. Tra le loro prime richieste, smalti e prodotti cosmetici. “Le abbiamo accompagnate ad acquistarli. Crediamo che li desiderino per coprire le ferite e guadagnare una nuova immagine di sé. Poi, ci hanno chiesto di andare a Messa per il Natale”. Sono tutte cristiane ortodosse ma hanno partecipato alla celebrazione presieduta dal vescovo, mons. Gianfranco De Luca, che le ha incontrate. Aveva seguito, nei giorni scorsi, il loro arrivo in diocesi. Nei prossimi giorni, invece, saranno accompagnate in questura per formalizzare la richiesta di asilo e saranno inserite in percorsi di formazione professionale e nei tirocini formativi.

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