Venezuela: mons. Azuaje (presidente vescovi), “chiediamo rispetto per il popolo”

“Chiediamo rispetto per il popolo e i suoi bisogni: abbiamo un sistema totalitario ed economico centralista in cui il governo e il potere militare sono diventati imprenditori, c’è tanta corruzione. Si vuole sottomettere il popolo e mantenere il potere in maniera permanente”. A parlare in un’intervista al Sir è mons. José Luis Azuaje, vescovo di Barinas e presidente della Conferenza episcopale del Venezuela da meno di un mese. I vescovi denunciano da tempo il problema della fame e della malnutrizione, il deterioramento della salute di bambini e adulti, la fuga all’estero di oltre 2 milioni di giovani e adulti, le violazioni dei diritti umani e la scarsa democrazia. “Facciamo un appello urgente al governo sui temi della malnutrizione e della mancanza di sanità e chiediamo di aprire un processo democratico e di partecipazione dei cittadini – dichiara mons. Azuaje -. Auspichiamo che si possa arrivare ad un processo di negoziazione tra governo e opposizione in grado di favorire il popolo che sta soffrendo e non i partiti. Il nostro compito è difendere la vita delle persone e della popolazione: lo diciamo in continuazione sia al governo sia ai partiti di opposizione”.  In Venezuela, ricorda il presidente della Cev, “siamo in una situazione critica soprattutto sul versante umanitario: mancano alimenti, non ci sono le medicine, i prodotti necessari alla produzione agricola, il trasporto delle merci è difficile. Ci sono tanti prodotti che non si trovano nei negozi oppure sono troppo cari. Lo stipendio medio dei lavoratori non è sufficiente per assicurare una dieta nutriente. Questo genera molta inquietudine e desolazione”. In ambito politico, prosegue, “ogni giorno c’è una nuova dichiarazione da parte del governo e dell’Assemblea costituente, che favorisce solo il partito di governo e i governanti, senza tener conto delle istanze del popolo. Purtroppo ci troviamo in una situazione molto grave e delicata a causa della poca democrazia che ci rimane e dell’emergenza umanitaria”.  Mons. Azuaje ricorda che la Chiesa “è sempre aperta a qualsiasi processo di dialogo”.

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