Salute: Censis, “terapie efficaci per la schizofrenia, ma resta drammatico l’impatto sulle esistenze di malati e familiari”

Il 72,1% dei pazienti affetti da schizofrenia è soddisfatto della capacità del medico di coinvolgerli nelle scelte terapeutiche e il 71,5% per l’efficacia dei farmaci. Uno su quattro ha ricevuto la diagnosi alla prima visita, ma spesso durante un ricovero ospedaliero. Sono alcuni dati della ricerca “Vivere con la schizofrenia: il punto di vista dei pazienti e dei loro caregiver” realizzata dal Censis con il contributo non condizionato di Lundbeck e Otsuka, su un campione di pazienti con diagnosi di schizofrenia e su un campione di familiari di pazienti. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Italia sono circa 245mila le persone che soffrono di questo disturbo, che si manifesta già tra i 15 e i 35 anni. Dalla ricerca, presentata oggi a Roma, emerge che è “drammatico l’impatto sociale per i malati: il 47,2% ha lasciato il lavoro, il 25,4% ha perso ore di lavoro, il 23,2% è stato costretto a cambiare attività lavorativa e il 16,2% ha ridotto il tempo dedicato alla propria occupazione”. Visto la giovane età in cui il disturbo si manifesta, “la patologia ha impedito al 33,8% di ultimare il percorso scolastico, mentre il 12% ha dovuto modificare il corso di studi”. Il 70,7% dei pazienti (l’84,2% dei più giovani) ha un familiare in casa che si prende cura del suo benessere. Ma “a fronte del 59,7% che indica di aver ricevuto attestati di solidarietà da parte dei propri conoscenti, sono prevalenti le esperienze di frustrazione, disagio ed emarginazione: il 75,2% nasconde o non parla a nessuno della sua malattia, il 70,5% si sente discriminato, il 63,8% teme che i sintomi diventino evidenti in certe circostanze”. Dalla ricerca emerge anche che “l’attività di assistenza viene prestata in larghissima maggioranza da un membro della stretta cerchia familiare. Principalmente se ne occupano i genitori (54,8%), un fratello o una sorella (19,1%), il partner (11,5%). Il ricorso al personale esterno è limitato a poco meno dell’8% dei casi”. Non solo per i pazienti ma è “vita dura anche per i caregiver”: il 63% si sente fisicamente stanco, il 43,5% non dorme a sufficienza, il 23,2% è dovuto ricorrere a supporto psicologico. Inoltre, “il 37,8% ha modificato alcuni aspetti della propria vita lavorativa”: il 24,5% è andato in pensione anticipata, il 15,1% ha rinunciato alla ricerca di un lavoro e si è dedicato interamente all’assistenza del familiare.

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