Polonia: spedizione per conquistare il K2 d’inverno, impresa mai riuscita. Il parere di don Gardyna, parroco-scalatore

Don Krzysztof Gardyna, messa in alta quota

“L’alta montagna è un’immagine di Dio poiché ‘dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro Artefice’. Ma nemmeno in vetta di un ottomila si è più vicini al Cielo… Se voglio sentirmi più vicino al Signore mi inginocchio davanti al Santissimo che non può essere sostituito da alcuna vetta. Ho avuto la possibilità di celebrare l’eucaristia sul Gasherbrum II e sulla terza vetta del Sud America, la Nevado Pissis, di 6882 metri. Lì in alto ci vogliono soprattutto l’aria buona e assenza vento, e una riserva di tempo per scendere senza rischi per sé e i compagni di scalata”. Lo afferma don Krzysztof Gardyna, oggi 60enne parroco di Cieszyn Krasna, prete alpinista, intervistato dal Sir sulla spedizione polacca che sta tentando di conquistare il K2 in inverno, impresa finora mai riuscita. La seconda montagna più alta della Terra dopo l’Everest era stata scalata per la prima volta nel 1954 da scalatori italiani. Ora si tenta la salita nei mesi gelidi. La squadra polacca ha tra l’altro dovuto rallentare le operazioni per un intervento di soccorso.
Don Gardyna spiega: “Nel caso della scalata del K2 la difficoltà maggiore è costituita dalle condizioni atmosferiche”, e poi c’è il “problema della stanchezza. Ad alta quota la rigenerazione dell’organismo umano avviene molto lentamente e può succedere anche che non si riesca a ritornare in forze dopo un rilevante sforzo come potrebbe essere un tentativo di scalata. Il gruppo sul K2 o avrà fortuna e troverà il tempo buono avendo ancora abbastanza forze da tentare la salita finale, o dovrà rinunciare”. Salire sulle vette più alte – gli si chiede – è vanità, obbedienza o curiosità di conoscere l’opera di Dio? “Tutte quelle motivazioni hanno la loro validità. Nel mio caso, per il 75 per cento sono motivato dalla curiosità. Per il 20 per cento dalla vanità, considerando che il proprio ego per ciascuno ha una certa importanza. Il restante 5 per cento è l’ubbidienza alla Parola di Dio. Da sacerdote ho potuto dare testimonianza cristiana in quell’ambiente ristretto e piuttosto chiuso di uomini di alta montagna”.

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