Lotta a povertà: De Capite (Caritas Italiana), “con il Rei molti passi avanti ma è ancora perfettibile. Nostre realtà e territori devono lavorare insieme”

“Lo scorso 15 settembre il nostro Paese si è finalmente dotato di una legge di contrasto alla povertà. Il Rei, attivo dallo scorso dicembre, si inserisce all’interno del perimetro più vasto di questa legge e rappresenta una novità”. Ad introdurre i lavori del seminario di studio “Dal Sia al Rei. Per uscire tutti dalla crisi”, promosso oggi a Roma dalla Caritas Italiana è Nunzia De Capite, dello stesso organismo. Il reddito di inclusione istituito dal decreto legislativo, spiega, “è una misura a carattere universale, interesserà tutte le persone in povertà assoluta e sarà elemento garantito in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Riguarderà non solo l’erogazione di un sussidio economico ma anche progetti di inclusione sociale e lavorativa. La legge prevede l’elaborazione di un piano nazionale per la lotta a povertà ed esclusione sociale, dovremo pertanto ragionare in prospettiva di lungo periodo”. Prevista “la costituzione di un fondo, non più stanziamenti annuali ma una previsione di lungo periodo”. De Capite ricorda i dati Istat: “Sono 4 milioni e 800mila le persone in povertà assoluta”. Dal 2015 ad oggi strada ne è stata fatta tanta: “In tre anni siamo passati dalla social card ad una misura a carattere universale. Abbiamo fatto passi avanti ma il Rei è ancora perfettibile. Oggi possiamo contare su uno stanziamento di un miliardo e 800 milioni, e si è creata una felice convergenza tra fondi nazionali e fondi europei”. Dal Sia al Rei si è anche ampliata la platea dei beneficiari: “a luglio si potranno raggiungere due milioni e mezzo di poveri assoluti”. Il Rei prevede anche un ampliamento della durata del beneficio: 18 mesi contro i 12 del Sia. In base ad un questionario somministrato alle Caritas diocesane, De Capite conclude: “Occorre lavorare sull’informazione per i nostri beneficiari e per i soggetti territoriali e occorre una formazione interna dei nostri operatori con competenze trasversali. Inoltre, non si può fare contrasto alla povertà se le nostre realtà e i nostri territori non lavorano tutti insieme”

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