Clonazione: don Colombo (Univ. Cattolica), “La questione antropologica e morale è l’applicazione alla specie umana”

​”Il rischio etico non risiede primariamente né acutamente nell’uso degli animali da laboratorio, né per l’equilibrio tra le specie e la loro integrità genetica negli ecosistemi. La grande questione antropologica e morale è rappresentata dall’avvicinarsi della capacità tecnica della clonazione riproduttiva mediante Scnt alle condizioni biotecnologiche che la rendono concretamente applicabile anche alla specie umana”. Così don Roberto Colombo, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma) e membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita (Città del Vaticano) commentando l’​esperimento ​di ​clonazione​ riproduttiva​ mediante tecnica ​Scnt (trasferimento di nucleo di cellula somatica in ovociti enucleati) di due esemplari di scimmie della famiglia dei Cercopitecidi (il Macaca fascicularis). L’esperimento sui macachi, appartenenti all’ordine dei primati, filogeneticamente vicini alla specie umana, è stato confermato da una pubblicazione sulla autorevole rivista “Cell” è ad opera di un gruppo di ricercatori cinesi ed ha suscitato immediatamente vivaci preoccupazioni e chiare prese di posizione etiche da parte della stessa comunità scientifica internazionale.

“​Il rischio etico non risiede primariamente né acutamente nell’uso degli animali da laboratorio per la sperimentazione preclinica dei farmaci o altri tipi di studi biomedici – spiega don Colombo -,utilizzo per il quale esistono norme etiche e giuridiche rigorose volte a tutelare l’animale, cui ogni ricercatore deve attenersi sotto la vigilanza dei comitati etici istituzionali” Nemmeno si ravvisa un rischio “per l’equilibrio tra le specie e la loro integrità genetica negli ecosistemi, in quanto i primati clonati sono destinati a rimanere negli stabulari degli istituti di ricerca, non a venire immessi nel loro ambiente di vita naturale”.

Invece, sottolinea il docente “la grande questione antropologica e morale è rappresentata dall’avvicinarsi della capacità tecnica della clonazione riproduttiva mediante SCNT alle condizioni biotecnologiche che la rendono concretamente applicabile anche alla specie umana, alla clonazione di embrioni umani”.
Per questo, conclude don Roberto Colombo, “occorre ricordare con fermezza che la Chiesa ha già espresso un giudizio ponderato e condiviso – che ha trovato amplissimo consenso presso studiosi e istituzioni internazionali – circa la assoluta inaccettabilità etica della clonazione a scopo procreativo umano, che nessuna finalità né circostanza può rendere onesta e legittima, perché sempre contraria alla dignità della persona umana”.

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