Cei: Consiglio permanente, “legge sulle Dat ideologica e controversa”. Contro “il diffuso scetticismo” sull’Europa “maturare una visione comune degli episcopati”

La Legge relativa al consenso informato e alle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) è “ideologica e controversa, specie nel suo definire come terapia sanitaria l’idratazione e la nutrizione artificiale o nel non prevedere la possibilità di obiezione di coscienza da parte del medico”. Questo il giudizio dei vescovi italiani. Nel corso dei lavori, come si legge nel comunicato finale diffuso oggi, “nel riaffermare la centralità dell’alleanza tra medico e paziente, il Consiglio permanente ha ribadito l’impegno culturale della Chiesa nel servizio alla vita come pure nella prossimità alla persona esposta alla massima fragilità”.
Ai vescovi è stata presentata la proposta di un aggiornamento del Decreto generale della Cei del 1999 per la protezione dei dati personali, in modo da conformarlo al Regolamento dell’Unione europea in materia, che diverrà applicabile nei Paesi dell’Unione a partire dal prossimo 25 maggio. “L’Europa – in particolare sotto il profilo che il contributo cristiano può assicurare al Continente – è stata oggetto anche di un’informativa, relativa a un’iniziativa promossa lo scorso ottobre dalla Comece e dalla Segreteria di Stato”. Secondo i vescovi, “per superare il clima di diffuso scetticismo che negli Stati membri accompagna il progetto europeo, si intuisce l’esigenza di maturare una visione comune da parte dei diversi Episcopati, in ordine a questioni rilevanti per la persona e la vita sociale, come pure circa l’orientamento di fondo sul futuro del Continente”. “Nel contempo – secondo i vescovi italiani – si avverte che il cammino di unificazione europea deve poter coinvolgere l’intera comunità ecclesiale, nella sua capacità di maturare un giudizio storico e un atteggiamento condiviso, da cui far discendere una corrispondente opera educativa”.
I membri del Consiglio permanente hanno condiviso alcune considerazioni sulle caratteristiche della certificazione dell’idoneità diocesana degli insegnanti di religione cattolica, in vista di un Concorso nazionale, che nell’anno in corso dovrebbe essere svolto su base regionale e poi articolato secondo i numeri necessari in ciascuna diocesi.

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