Giovane morto di freddo: mons. Nosiglia (Torino), “rabbia e frustrazione per una città che non riesce a garantire la vita”. L’invito ad una “mobilitazione delle coscienze”

Mons. Cersare Nosiglia, arcivescovo di Torino

“È come se fosse morto un mio fratello. Un fratello che non ho conosciuto: ma con lui e per lui ho condiviso, in questi anni, la speranza di essere accolto e ascoltato; e la rabbia anche e la frustrazione per una città che non riesce – malgrado i tanti sforzi lodevoli – a garantire il primo diritto: la vita”. Così l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, commenta la morte di un giovane a causa del freddo. Le forze dell’ordine hanno ritorvato il cadavere dell’uomo ieri mattina all’interno di un edificio abbandonato del parco della Pellerina, a Torino. “La sua morte ferisce me, i credenti della Chiesa di Cristo e – voglio credere – tutti i cittadini di Torino”, aggiunge l’arcivescovo, rilevando che “di questo fratello morto alla Pellerina tutti noi non abbiamo conosciuto neppure il nome: è uno degli ‘invisibili’ di questa metropoli, come la donna romena trovata morta in una fabbrica abbandonata a Moncalieri”. Per Nosiglia, “la morte di questo giovane ci segnala quanto fragili siano le nostre ‘sicurezze’, tanto economiche quanto culturali, se non sono sorrette da una forte motivazione al bene comune – e dunque alla solidarietà, alla ‘fratellanza’ profonda e concreta con ogni essere umano”. “Non possiamo nasconderci, non serve far finta di nulla; se queste tragedie accadono qui tocca a noi coinvolgerci”, ammonisce l’arcivescovo, sottolineando che lo si deve fare “con la stessa determinazione, lo stesso coraggio e la medesima speranza con cui ci battiamo per i nostri figli, il nostro lavoro, il nostro diritto a una vita dignitosa di persone e di cittadini”. Contro “la rassegnazione” che è “il nostro vero nemico”, Nosiglia chiede “una vera ‘mobilitazione delle coscienze’, un sussulto di umanità e di dignità affinché ci si impegni, a ogni livello, perché non debbano più accadere simili tragedie fra noi”. “Mobilitazione delle coscienze – spiega – per me significa che non basta più circoscrivere il problema dei senzatetto agli addetti ai lavori, ai tanti che già se ne occupano. Ma che il tema dell’accoglienza deve diventare ciò che è realmente: una questione di civiltà, che riguarda la città intera”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia