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Terra Santa: vescovi Usa, Canada, Ue e Sud Africa, “dai giovani speranza in un futuro migliore”

(da Gerusalemme) Giovani a Gaza “derubati delle loro opportunità di vita dal blocco permanente”, giovani in Cisgiordania che subiscono “quotidianamente violazioni della loro dignità che sono diventate inaccettabilmente la norma a causa dell’occupazione”, “giovani vite palestinesi rovinate dalla disoccupazione”, e poi tanti giovani israeliani che “riconoscono di vivere all’ombra di un conflitto che non hanno creato e che non vogliono”. Tutti, israeliani e palestinesi, pur affrontando realtà diverse, “condividono le stesse aspirazioni ad una coesistenza pacifica, con poche opportunità di incontrarsi o comprendere le speranze e le paure degli uni e degli altri”. È il quadro della gioventù palestinese e israeliana che emerge dal comunicato finale dei vescovi di Usa, Canada, Ue e Sud Africa, dell’Holy Land Coordination (Hlc), diffuso questa mattina a Gerusalemme, a chiusura della tradizionale visita annuale di solidarietà (dal 13 gennaio). “Siamo venuti in Terra Santa per incontrare i suoi giovani, ascoltare le loro voci e pregare per la giustizia e la pace”, si legge nel documento, che rimarca come “nonostante il conflitto distruttivo che continua e l’approccio di chi ha in mano il potere che favorisce la divisione”, le nuove generazioni profondono “sforzi per costruire questo sogno” della coesistenza pacifica. “Per un’intera generazione – affermano i vescovi – la prospettiva della pace è stata ulteriormente allontanata da decisioni moralmente e legalmente inaccettabili”, in particolare “il recente affronto allo status internazionalmente riconosciuto di Gerusalemme, una città sacra per ebrei, cristiani e musulmani”. “I giovani della Terra Santa – si sottolinea nel messaggio – sono stati costantemente delusi tanto dai loro stessi leader che dalla comunità internazionale. La rabbia di cui siamo stati testimoni è del tutto giustificata, ma è anche un segno che rimangono convinti di lottare per il cambiamento. In tutta la Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e in Israele, continuano a coltivare la speranza attraverso la loro resilienza e il loro coraggio”.

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