Terra Santa: mons. Vives Sicilia, “giovani sono pronti alla riconciliazione”

(Da Gerusalemme) “Abbiamo incontrato giovani stanchi del conflitto e desiderosi di conoscersi. Sono giovani che hanno grande speranza e voglia di pace, nonostante tutto. Sono preparati alla riconciliazione”. Lo ha detto al Sir l’arcivescovo di Urgell e co-principe di Andorra, mons. Joan-Enric Vives Sicilia, tracciando un bilancio della tradizionale visita di solidarietà dei vescovi dell’Holy Land Coordination che si è chiusa oggi a Gerusalemme (dal 13 gennaio). Nel comunicato finale, diffuso questa mattina nella città santa, i vescovi (Usa, Canada, Ue e Sud Africa) sottolineano, tra le varie cose, che tutti, israeliani e palestinesi, pur affrontando realtà diverse, “condividono le stesse aspirazioni ad una coesistenza pacifica, con poche opportunità di incontrarsi o comprendere le speranze e le paure degli uni e degli altri”. A pesare sulle relazioni sono “l’occupazione militare israeliana, la disoccupazione, le difficoltà sociale ed economiche”, realtà da cui è difficile emergere. Per l’arcivescovo, mai come adesso “vale l’insegnamento di Papa Francesco per il quale la gioventù non è solo il futuro ma anche il presente. La Chiesa è chiamata a far vedere queste luci che già ci sono, a rafforzare questi semi di speranza che sono anche tante vocazioni di giovani, e non, che in questa terra si dedicano al prossimo, alla riconciliazione e all’accoglienza. È il linguaggio della gente di pace, che osa la pace, che rischia, come i giovani e le famiglie del Parents Circle, che hanno perso, a causa del conflitto, figli, fratelli, sorelle, genitori e che ora hanno deciso di unirsi per dire che sangue chiama solo sangue e che serve riconciliazione”. “Spetta anche a noi, una volta tornati a casa, continuare a sostenere questa causa e lavorare per la pace sensibilizzando i nostri fedeli e i nostri governi”. A tal proposito mons. Vives Sicilia ribadisce che “il governo spagnolo è chiamato a contribuire alla pace in questa regione. Va ricordato, infatti, che Gerusalemme è una città santa per le tre religioni e nessuno può considerarla propria. È una città santa anche per i cristiani che qui hanno le radici e i luoghi della loro fede. Sono luoghi vivi che non possono diventare un museo. Gerusalemme è anche la case dei cristiani”.

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