Movimenti ecclesiali: card. Farrell, “la prospettiva missionaria è la giusta lente attraverso cui guardare ai carismi”

“I movimenti nati da nuovi carismi non producono professionisti della religione, dediti a qualche ministero particolare. Ma cristiani, persone che, dopo aver conosciuto il Signore, sono diventate consapevoli della loro fede”. Lo ha detto questa mattina il card. Kevin Joseph Farrell, presidente del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, durante il convegno “Carisma e istituzione in movimenti e comunità ecclesiali”, organizzato a Roma dall’Istituto universitario Sophia con il patrocinio dell’Ascai. “I carismi vanno considerati dal punto di vista dell’evangelizzazione, non della divisione del potere interno alla Chiesa. Così possono trovare la loro giusta valorizzazione – ha aggiunto il porporato -. Nei carismi, infatti, si trovano spesso in abbondanza forze vive ed entusiasmo, capacità d’annuncio, disponibilità di tempo ed energia, buona formazione biblica e catechetica, capacità d’accoglienza fraterna dei non credenti e non praticanti e il linguaggio adatto agli uomini del nostro tempo adatto per poter portare il Vangelo in ogni ambiente sociale”. Secondo il cardinale, “la prospettiva missionaria è la giusta lente attraverso cui guardare ai carismi”, mentre i “movimenti ecclesiali portano tanti frutti di conversione solo quando, inserendosi nella vita diocesana, sono aiutati a rimanere se stessi”. In questo caso possono rivelarsi “di grande aiuto nel rivitalizzare le parrocchie” a patto che “anche i movimenti non si chiudano in se stessi”. Considerazioni che, secondo il card. Farrell, possono essere “d’aiuto per i pastori a superare i timori ad accogliere nuovi movimenti ecclesiali”, che “non significa offrire percorsi all’interno delle diocesi e delle parrocchie ma una proposta cristiana globale”. Dal presidente del Dicastero, un monito anche alle realtà carismatiche: “Se un movimento ecclesiale non è fedele al proprio carisma non prospera al proprio interno e non porta frutto alla Chiesa. Bisogna evitare la tentazione dell’uniformità assoluta. Le misure uniformate rischiano di essere percepite come imposizioni astratte e artificiali, che finiscono per mortificare l’entusiasmo delle persone e rischiano di rivelarsi sterili anche per la diocesi”. “I carismi delle aggregazioni ecclesiali non sono qualcosa di accidentale ma appartengono all’essenza della Chiesa – ha concluso -. La presenza dell’istituzione garantisce che non mancherà mai l’annuncio del Vangelo, mentre la presenza dei carismi garantisce che non mancherà mai chi riceverà i beni divini”.

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