Edifici di culto: don Pennasso (Cei), “progettare e costruire la chiesa a partire da comunità, persone, città e quartiere”

foto SIR/Marco Calvarese

“È facile quando la chiesa è costruita. Più difficile è quando si vuole progettare e costruire una chiesa pensandola a partire dalla comunità e dalle persone che la utilizzeranno, dalla città che l’accoglierà, dal quartiere che si trasformerà grazie ad un edificio che segna, modifica e offre occasione di dialogo e d’incontro”. Lo ha affermato oggi pomeriggio don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei, introducendo a Roma la presentazione del libro “Storie di chiese, storie di comunità. Progetti, cantieri, architetture” (Gangemi Editore) dell’architetto Andrea Longhi. Don Pennasso ha ricordato l’iter che ha portato alla realizzazione del libro, nato da un progetto dell’allora Servizio per l’edilizia di culto della Cei, guidato all’epoca da mons. Giuseppe Russo, concretizzatosi anche nella rubrica “Una Chiesa al mese”. Don Pennasso ha sottolineato come questo volume si inserisca nello sforzo dell’Ufficio nazionale della Cei di “promuovere la qualità dell’architettura per la liturgia” e contribuisca a “testimoniare il cammino che le diocesi hanno realizzato negli anni nella prospettiva di un processo culturale che ha portato ad offrire luoghi di culto per le comunità”.
Nel commentare il contenuto del libro, Claudia Conforti, docente di storia dell’architettura all’Università Tor Vergata, ha sottolineato che questo “lavoro sull’architettura delle chiese è molto particolare”. E ha rilevato che quelle raccontate sono 30 storie “di soli uomini maschi. Non ci sono donne. Questo è un segnale, una traccia molto forte. L’unica componente femminile, potremmo dire, è nella titolazione di alcune chiese”. Conforti ha anche notato che si tratta di “storie cadenzate, quasi tutte, da conflitti. Questa è la prova che i conflitti sono il lievito delle azioni e dei manufatti”. Per la docente, poi, “l’architettura è comunicazione, costruire architetture significa allestire comunicazione”. “Nelle chiese moderne – ha proseguito – questo è evidente, qualche volta in termini grotteschi. Perché è una comunicazione che lascia la sua missione fondamentale, corale, comunitaria, spirituale per una specie di esibizionismo muscolare dell’architetto”. Ma nel libro, ha continuato, “sono pochissime le chiese di questo tipo”.

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