Papa in Cile: incontro con vittime di abuso. Padre Zollner (Pontificia Commissione protezione minori), “modello da seguire per tutti i responsabili delle Chiese locali”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Il Papa è il modello da seguire per tutti i responsabili delle Chiese locali, per i provinciali degli Ordini religiosi che devono innanzitutto stare con le vittime, dare loro ascolto”. Lo dice al Sir padre Hans Zollner (gesuita), membro della Commissione vaticana contro la pedofilia e presidente del Centro protezione dei minori istituito presso l’Università Gregoriana, commentando l’incontro di Papa Francesco ieri nella nunziatura di Santiago del Cile, con un piccolo gruppo di vittime di abusi sessuali con le quali il Papa ha pianto e pregato. “La vicinanza – dice il padre gesuita – è una medicina per l’anima. È quello che si chiama empatia, la capacità di sentire, percepire, condividere il dolore dell’altro, la sua disperazione, la rabbia, la mancanza di speranza, l’incapacità a lenire la ferita”. “È quello che ho visto tre anni fa, nel luglio 2014”, ricorda Zollner. “Avevo accompagnato due persone tedesche come traduttore nel loro incontro con il Papa. Erano vittime di abuso da parte di sacerdoti. Vedere come il Papa reagisce di fronte alla sofferenza, percepire quanto profonda sia la sua empatia e quanto sia grande la sua capacità ad aprire il cuore per accogliere questo dolore, è impressionante”. Riguardo alle proteste che le associazioni stanno facendo anche in questi giorni contro le lentezze del Vaticano, padre Zollner risponde: “Anche il Papa stesso nell’incontro con la Pontificia Commissione per la tutela dei minori, lo scorso settembre, ha detto che la Chiesa ha reagito troppo lentamente di fronte a questo fenomeno. Le procedure all’interno della Santa Sede possono essere lente, ma a volte sono anche molto rapide. Dipende dal caso e non dobbiamo dimenticare che parliamo di un ufficio che ha 12 persone che sono responsabili di procedimenti che devono accertare i fatti, nel contesto poi di ciascun Paese e in ciascuna lingua, comprovare la veridicità delle accuse e arrivare poi ad una conclusione, cioè ad una condanna o meno”. Riguardo all’applicazione della politica della “tolleranza zero”, padre Zollner assicura: “È il Papa stesso un anno e mezzo fa ad aver definito i parametri per punire persone nella gerarchia della Chiesa che non eseguono e non seguono le norme stesse della Chiesa. Norme che sono più o meno allo stesso livello o più o meno corrispondenti alle normative vigenti in molti Stati nazionali, come in Italia”. Ed aggiunge: “La giustizia però non è solo un concetto giuridico. La giustizia – ed è quello che ribadisco spesso a tanti vescovi – va oltre la pura lettera della legge. È ascolto profondo, attenzione sincera, presenza empatica all’altro. E il Papa è il modello da seguire per tutti i responsabili della Chiese locali, per i provinciali degli Ordini religiosi che devono innanzitutto stare con le vittime, dare loro ascolto. Stando a contatto con un bel numero di vittime di abuso, posso garantire che questo ascolto produce spesso più giustizia del procedimento giuridico, che comunque deve andare avanti senz’altro. Ma non può mai raggiungere o rappacificare completamente un cuore. Anche se un criminale è stato condannato, non significa necessariamente che giustizia è fatta pienamente perché la vittima rimane con una ferita per tutta la vita, per cui la Chiesa dovrà impegnarsi a dare ascolto, aiuto, sostegno, quanto richiesto e necessario per le vittime”.

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