Terra Santa: mons. Cantu (Usa), “soluzione ‘Due popoli, due Stati’ unica possibile. Cristiani mediorientali si impegnino in politica”

“La soluzione ‘Due popoli, due Stati’, da sempre sostenuta dalla Santa Sede, resta l’unica per mettere fine al conflitto israelo-palestinese”. A ribadirlo al Sir, all’indomani della sua visita alla comunità cattolica di Gaza, è mons. Oscar Cantu, vescovo di Las Cruces, rappresentante dei vescovi degli Stati Uniti d’America presso l’Holy Land Coordination (Hlc), organismo istituito su indicazione della Santa Sede per sostenere le comunità cristiane della Terra Santa che ieri (fino al 18) ha cominciato da Gaza il suo tradizionale pellegrinaggio di solidarietà nei Luoghi di Gesù. Nella Striscia i 15 vescovi dell’Hlc hanno ascoltato le testimonianze dei giovani cristiani che hanno esposto le loro difficoltà riguardo ai temi del lavoro, della creazione di una nuova famiglia, delle pressioni fondamentaliste e delle pessime condizioni di vita in cui versa tutta la popolazione gazawa. Situazioni che spingono molti a partire e a non fare più ritorno. Per mons. Cantu “il dialogo deve restare elemento imprescindibile di ogni trattativa. Così come il diritto dei palestinesi di poter scegliere il proprio futuro, di autodeterminarsi e avere uno Stato. Purtroppo Israele avversa questo diritto e ciò rappresenta un problema, come hanno sottolineato le Nazioni Unite, in assemblea il 21 dicembre scorso, dove hanno condannato in schiacciante maggioranza la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele”. “Ritengo che la decisione del presidente – aggiunge il presule statunitense – sia stata presa soprattutto per motivi di politica interna che riguardano la sua base di cristiani evangelici che sono convinti che il ritorno di Cristo sulla Terra avverrà solo quando tutta Israele sarà tornata nelle mani del popolo a cui Dio l’aveva assegnata. Non la pensa così la Chiesa cattolica e la stragrande maggioranza delle Chiese cristiane. Gerusalemme deve essere una città aperta a tutti e condivisa dai credenti delle tre grandi fedi monoteistiche. Non una città divisa”.
Riguardo l’esodo dei cristiani dalla Terra Santa e dal Medio Oriente, mons. Cantu afferma che questo fenomeno “mette a rischio la vita stessa della Chiesa madre di Gerusalemme. Nasce da qui l’urgenza di lavorare perché ciò non accada così che i cristiani possano continuare ad abitare la loro Terra Santa di cui sono i primi abitanti. È auspicabile che tutti gli organismi e le agenzie cristiane e cattoliche di aiuto e di solidarietà aumentino il loro impegno verso i bisognosi e quindi anche verso i cristiani locali che devono godere di piena cittadinanza nei loro Paesi. Lavoro e famiglia rappresentano le maggiori emergenze da affrontare soprattutto per il futuro delle giovani generazioni”. Il vescovo americano si dice anche contrario alla creazione di zone di sicurezza per i cristiani in Medio Oriente, soprattutto in Iraq e Siria. “Sarebbero un ghetto – stigmatizza mons. Cantu – i cristiani devono vivere in mezzo alla gente, essere lievito. Ma per far questo devono godere di pieni diritti”. Da qui anche la necessità che “i cristiani mediorientali si impegnino maggiormente nella vita politica dei loro Paesi per contribuire alla costruzione di una società più giusta, inclusiva e rispettosa del bene comune”.

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