Giornata migrante e rifugiato: mons. Piemontese (Terni), “nei loro confronti abbiamo dei doveri cristiani e umani”

“È importante confrontarci e riflettere su un tema delle migrazioni che definiamo di emergenza, ma che di emergenza non ha più nulla. Bisogna entrare in categorie nuove, nuovi modi di pensare e di organizzare le nostre comunità civili ed ecclesiali. Accogliere i rifugiati non è facoltativo, ma se vogliamo essere nel consesso civile e mondiale, siamo obbligati ad accogliere i rifugiati e altri che fuggono dai loro Paesi per i motivi più vari per salvare la propria vita, perché ci sono leggi internazionali che ci rendono solidali con queste persone”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, in occasione della 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. All’iniziativa, ospitata ieri nella parrocchia di san Giuseppe lavoratore, a Terni, oltre a diverse comunità di immigrati erano presenti anche il pastore della Chiesa valdese, Pawel Gajewski, l’imam di Terni e presidente della Consulta per l’integrazione, Maarouf Abderrallim, il pastore della comunità nigeriana, gli ospiti delle strutture Sprar presenti sul territorio diocesano. Dopo le testimonianze di coloro che si trovano a diretto contatto ogni giorno con la realtà della migrazione, il vescovo ha ricordato che “è importante la conoscenza delle persone e vedere che gli esseri umani possono vivere e collaborare e sostenersi gli uni gli altri”. “Se non vogliamo lasciarci spingere da un sentimento di solidarietà – ha aggiunto -, almeno lasciamoci spingere da un sentimento di interesse e consideriamo che gli immigrati portano benessere. Una solidarietà che poi torna come gratificazione per ciascuno, anche di fronte ad un problema che sta diventando ordinario”. “La città di Terni – ha sottolineato mons. Piemontese – è una città che è abituata ad accogliere, dove da anni si mescolano persone di diverse provenienze regionali. Ed è una città ben organizzata socialmente. L’accoglienza può avvenire anche verso questi migranti nei confronti dei quali abbiamo dei doveri cristiani e umani”. “E poi – ha concluso – dovremmo un po’ di più lasciarci provocare dalle espressioni di Papa Francesco verso un atteggiamento di accoglienza per essere più uomini, più cittadini e più cristiani”.

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