Giornata migrante e rifugiato: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “l’incontro genera vita e il dialogo costruisce futuro”

“Chiediamo al Signore di vincere la paura dell’incontro, ma soprattutto una lettura non cristiana della storia della salvezza, come avvenuto anche in altre stagioni della storia, che dimentica che l’incontro genera vita e che il dialogo chiaro, mite, fiducioso e prudente – come ricordava Paolo VI nell’Ecclesiam suam – costruisce futuro”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in occasione della 104ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. L’arcivescovo ha ripercorso la genesi di questa giornata, nata nel 1915 per volere di Benedetto XV. Da oltre un secolo, le “Giornate mondiali del migrante e del rifugiato sono state una ‘chiamata’ a riconoscere e servire il Signore nei profughi e nei rifugiati”. “Una chiamata – ha osservato Perego – che si ripete anche oggi e che si declina attorno a una parola: ‘incontro’”. L’arcivescovo ha poi commentato i “quattro verbi concreti e realistici: accogliere, proteggere, promuovere e integrare” che caratterizzano il messaggio di Papa Francesco per questa Giornata. “Accogliere – ha spiegato – significa curare strade legali sicure d’ingresso in un Paese, anche temporanee, anteponendo la sicurezza della persona a quella dei confini degli Stati; proteggere la persona migrante, favorendo la loro libertà di movimento in un Paese, di lavoro, di studio, con una particolare attenzione alla tutela della vita e ai minori non accompagnati; promuovere significa accompagnare le persone perché possano esprimere il meglio di sé, l’inserimento lavorativo, il ricongiungimento familiare, la salute, anche la loro esperienza religiosa; integrare significa impegnarsi per un lavoro interculturale, il dialogo ecumenico e interreligioso, contribuendo a vincere inutili e dannose fobie che vedono il nemico dappertutto e non un ‘fratello’ – come ci ricorda il Concilio Vaticano II nella costituzione ‘Gaudium et spes’ e la dichiarazione ‘Nostra aetate’ – con cui ripensare, ridisegnare le nostre città e costruire una sola famiglia umana”. Questi quattro verbi, ha auspicato Perego, “ognuno, secondo le proprie possibilità e responsabilità, li sappia coniugare in famiglia, in parrocchia, in città”.

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