Rifugiati in Libia: Manconi (Senato), “qualcuno si chiede che fine faranno?”

“Un film che parla dell’attualità di oggi e di domani, con una capacità formidabile di raccontare la realtà”. Così il presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, Luigi Manconi, ha definito il film “L’ordine delle cose” di Andrea Segre, presentato oggi in Senato dopo l’anteprima alla 74ª Mostra del cinema di Venezia. La pellicola, interpretata fra gli altri da Roberto Citran e Giuseppe Battiston, descrive con schiettezza e lucidità i centri di detenzione dei rifugiati che tentano di partire dalle coste libiche verso l’Europa. Un racconto che non tralascia i particolari più violenti, narrato attraverso la storia di Corrado, un funzionario del ministero degli Interni impegnato nelle missioni anti immigrazione irregolare. La sua visione fredda del fenomeno verrà rivista dopo che avrà conosciuto Swada, una donna somala che sta cercando di raggiungere l’Europa per ritrovare suo marito. La pellicola è frutto di un lavoro di tre anni condotto dal regista sulle tracce dei centri di detenzione in Libia. Uscirà nelle sale da domani. “Ma qualcuno si chiede che fine faranno i rifugiati in Libia?”, ha chiesto Manconi che ha criticato l’accordo tra Italia e Libia per frenare il fenomeno migratorio come un “tappo che sta mandando all’inferno i rifugiati”. Della stessa opinione si è detta Emma Bonino. L’ex ministro degli Esteri ha aggiunto di essere “preoccupata per il tappo che è stato creato perché – ha sottolineato – rafforza le milizie libiche”. Bonino ha infine ricordato l’impegno insieme a tante organizzazioni cattoliche e laiche per la campagna “Ero straniero” che ha l’obiettivo di spingere il Parlamento a superare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. “La campagna – ha concluso – più impopolare che abbia mai condotto”.

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