Papa in Colombia: mons. Urbina (presidente vescovi), “occorre un cammino di riconciliazione che coinvolga tutta la società”

Oscar Urbina Ortega

“Noi siamo all’inizio di un processo. La pace non nasce soltanto perché si gettano via le armi. Occorre appunto un cammino di riconciliazione che coinvolga tutta la società, attraverso il quale la memoria delle vittime possa essere per così dire sanata. È un processo di perdono, che va accompagnato e incoraggiato”. Lo afferma il presidente della Conferenza episcopale colombiana (Cec), mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, intervistato dal Sir in vista della visita di papa Francesco in Colombia (6-10 settembre). “Il perdono – prosegue il presidente della Cec – è necessario e, a partire da questo, è possibile ricostruire il tessuto sociale. Per questo invitiamo tutti a ‘compiere il primo passo’ ed è importante fare questo passo assieme al Papa, che tanto desidera la pace”. Mons. Urbina ammette che quello della pace e della riconciliazione è un cammino difficile e che la società colombiana appare ancora divisa e polarizzata: “Sì, la polarizzazione c’è, il problema è che la stessa pace è stata politicizzata. Ma sappiamo che il cammino si deve percorrere e superare. E lo si fa innanzitutto riconoscendo l’altro, l’altra persona come fratello e figlio di Dio. Dobbiamo far diventare la società colombiana come un poliedro, con tante facce, tante diversità… ma senza rinunciare a fare unità e a costruire un progetto comune per il Paese”. L’arcivescovo vede, comunque sia, “il bicchiere mezzo pieno” per quanto riguarda l’applicazione dell’accordo con le Farc: “Indubbiamente il conflitto è calato, un gruppo minoritario di guerriglieri non ha aderito al processo di pace, ma in linea di massima l’applicazione dell’accordo sta andando avanti. Il mio giudizio è nel complesso positivo”. Ancora incertezza, invece, per il dialogo con l’Eln, l’altro gruppo della guerriglia, con il quale sono in corso le trattative a Quito: “La Chiesa sta accompagnando questo processo, cerchiamo di tendere ponti, nella speranza che si arrivi al cessate-il-fuoco. Al momento, ci sono ancora sequestri, attentati a impianti elettrici. Speriamo quanto meno di umanizzare il livello del conflitto”.

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