Mostra del Cinema: 6 settembre, la Commissione Nazionale valutazione film della Cei fa il punto sulle proiezioni dell’ottavo giorno

#Venezia74, il commento dei film in Concorso con la Commissione Nazionale valutazione film della Cei. L’Agenzia SIR, grazie alla presenza del Segretario della Cnvf Massimo Giraldi, giurato a Venezia per il premio cattolico internazionale “Signis”, ha visto in anteprima le opere nelle proiezioni stampa di mercoledì 6 settembre.

Al Lido arriva il terzo dei film italiani in competizione, “Ammore e malavita” dei Manetti Bros., con Serena Rossi, Giampaolo Morelli, Carlo Buccirosso e Claudia Gerini. “Il taglio è decisamente quello del musical – precisa Massimo Giraldi – alla maniera di certi esempi statunitensi alla ‘Bulli e pupe’ di Joseph Mankiewicz, che uniscono la canzone al mondo del crimine. Colorato, vivace e fantasioso nel dialogo e nei personaggi, il film ha una forte carica di divertimento, che ne assicura il gradimento da parte del pubblico. I Manetti Bros. confermano una verve registica dinamica e incalzante, inaugurata con ‘Song’e Napule’. Gli attori aderiscono bene a questo doppio registro, rivelandosi anche degli interpreti convincenti sotto il profilo musicale; la riuscita del film si deve inoltre alla bella scelta delle ambientazioni e alla fotografia, che restituisce tutto il brio della città partenopea. La scommessa di proporre nel Concorso un film di genere decisamente anomalo per il cinema italiano può dirsi di fatto vinta. ‘Ammore e malavita’ è consigliabile e brillante per ogni tipo di pubblico”.

Secondo film in Concorso per la giornata è “Sweet Country” di Warwich Thorton. La vicenda si svolge in Australia all’epoca dei primi film muti. La lotta tra bianchi e aborigeni è ancora molto forte, dando origine a vicende drammatiche. In uno di questi scontri, un nativo uccide un bianco e pertanto viene messo sotto processo. “Il film – spiega Giraldi – indaga questo episodio, rientrando nel filone giudiziario (ante litteram). Il racconto coglie bene il periodo australiano di inizio Novecento, tutte le fratture della società, tra contraddizioni e difficoltà. Thorton offre uno sguardo sincero e crudo sulle tensioni tra bianchi e nativi; c’è chiaramente un’istanza di denuncia, soprattutto per gli abusi nei confronti dei più deboli. Nel complesso, il film non ha una carica molto intensa, rivelandosi forse modesto rispetto ad altri titoli forti del Concorso. Gli interpreti sono adeguati al racconto, ma non si evidenziano in termini di personalità. Tutto scorre, dunque, senza troppi sussulti. Il film è consigliabile e problematico, da recuperare per dibattiti sul tema”.

Chiudiamo la carrella dei film veneziani con “Loving Pablo”, opera fuori concorso del regista Fernando León de Aranoa con protagonisti i due Premi Oscar Javier Bardem e Penélope Cruz. “Ascesa e caduta di Pablo Escobar – puntualizza Massimo Giraldi – diventato negli anni Ottanta il boss del narcotraffico tra Colombia e Stati Uniti. Una figura cresciuta tra cronaca e mito, di cui il film coglie gli ultimi quindici anni di vita, ispirandosi al libro di Virginia Vallejo, ‘Amando a Pablo, odiando a Escobar’. La forza del racconto come prevedibile risiede nei due interpreti principali: Bardem si conferma attore bravo a restituire soprattutto ruoli duri e malvagi, mentre la Cruz interpreta in maniera convincente la giornalista trascinata dall’amore per il criminale. Rovescio della medaglia, i noti attori si impongono sul resto del film. Il regista governa fin che può la narrazione, ma non dimostra grande personalità per tenere testa ai due Premi Oscar. Ritratto asciutto ed essenziale di una vicenda umana deprecabile. Nell’insieme l’opera è complessa e problematica”.

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