Accoglienza: Patriarca Bartolomeo I, “parlare di ospitalità è scomodo, per di più se ne parliamo come dono”

“Il dono dell’ospitalità” è un tema che “interpella non solo le Chiese di Dio, non solo i credenti nel Cristo Risorto, ma tutti gli uomini di buona volontà, in quanto viviamo un periodo storico, in cui parlare di ospitalità può diventare scomodo, ancor di più se vogliamo intendere la ospitalità come un dono”. Lo ha affermato questa mattina il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, intervenendo al XXV convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa che si è aperto oggi al monastero di Bose. Nella prolusione dedicata a “Ospitare l’umanità in una terra abitabile”, Bartolomeo I ha ricordato che “il Patriarcato ecumenico, da moltissimi anni è impegnato nel sensibilizzare e nel trovare soluzioni alla grande crisi ambientale che attanaglia il nostro pianeta e l’umanità, sia dal versante spirituale sia da quello scientifico”. Per il patriarca, “l’azione umana evoca quella divina della creazione ed instaura il legame di responsabilità: Dio è responsabile per la creazione che ha chiamato all’esistenza, così l’essere umano diviene responsabile degli esseri viventi a cui ha dato un nome”. Dopo aver parlato della Creazione e del legame tra Creato e Creatore, Bartolomeo I ha rilevato che con Adamo “l’uomo non è più abitante, ma ospite o straniero”. “L’alienazione dell’uomo dal resto della creazione avviene anche con una relazione malata con quest’ultima”, ha osservato, rilevando che “in certi momenti storici” ha prevalso una “visione ‘antropocentrica’ dell’uomo nei confronti della creazione, in cui essa appare unicamente come luogo di risorse da sfruttare per il benessere dell’uomo, staccata dal resto dell’umanità”. Nonostante il “peccato di Adamo ed Eva”, ha proseguito, “Dio non rompe il patto coll’uomo, l’amore di relazione permane anche dopo la caduta. La terra resta abitabile anche per le generazioni future”. Bartolomeo I ha poi notato che “l’ospitalità è condivisione, un protendersi verso l’altro, un prendersi cura degli altri”. Nella parabola del Buon Samaritano, poi, c’è un’“ospitalità che si fa accoglienza”. “Non esistono più stranieri ma ospiti, perché ospitare il forestiero e lo straniero, significa ospitare Cristo stesso”.

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