Accoglienza: Enzo Bianchi, “stranieri e profughi bussano alla nostra porta e interrogano la nostra coscienza di uomini e donne”

“In questo tempo che viviamo milioni di persone sono costrette a lasciare la casa e la terra a causa di guerre, persecuzioni, carestie. Stranieri e profughi bussano alla nostra porta, interrogano la nostra coscienza di uomini e donne, di cristiani che un giorno si sentiranno chiedere se hanno riconosciuto nel forestiero il loro Signore Gesù Cristo”. Lo ha affermato questa mattina Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, aprendo il XXV convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa sul tema “Il dono dell’ospitalità” in programma fino a sabato a Bose. Introducendo i lavori, Bianchi ha notato come “prima ancora di essere una virtù che si esercita, l’ospitalità è un dono che si riceve”. Nella sua relazione, ha ricordato che “noi cristiani nella storia e nel mondo abbiamo un compito da assolvere: leggere i segni dei tempi, cioè saper scorgere nelle diverse emergenze ed eventi la presenza del Signore in mezzo all’umanità”. “Per noi cristiani – ha proseguito – il povero, lo straniero, il bisognoso prima di essere categorie sociologiche sono categorie teologiche. Il nostro rapporto con il povero, lo straniero, il bisognoso non sta solo nello spazio dell’etica ma sta soprattutto nello spazio della rivelazione perché il nostro Dio si rivela attraverso loro”. Per cui, “lo straniero non è solo destinatario di amore, misericordia e compassione ma luogo rivelativo di Dio e di Gesù Cristo e soggetto di un magistero attraverso cui Dio parla”. Bianchi ha ricordato che nel “giudizio finale”, “la rivelazione finale e definitiva mostrerà che il Figlio dell’uomo nella storia è stato l’affamato, l’assetato, lo straniero, il malato, il prigioniero che ogni uomo ha incontrato, restandogli indifferente oppure esercitando nei suoi confronti misericordia”. “Su questa scelta ognuno di noi sarà giudicato”, ha ammonito, puntando il dito contro la “schizofrenia spirituale che può essere causata solo da un cuore malato di sclerocardia e diventato purtroppo insensibile alla parola di Dio e all’immagine di Dio presente nell’essere umano”. “Nell’evento dell’accoglienza dello straniero può avvenire l’incontro con Cristo”, ha aggiunto Bianchi, osservando che “l’accoglienza, l’ospitalità verso gli stranieri è uno dei parametri del giudizio finale”. “Fede e accoglienza – ha concluso – sono due facce della stessa medaglia. La fede si fa accoglienza e l’accoglienza suscita la fede”.

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