Seminario Fisc: don Bianchi (presidente), giornali diocesi dalla parte del territorio e della gente. “Un servizio alla comunione”

“Servizio alla comunione”, “scelta della prossimità” e “voce evangelizzante” sono per don Adriano Bianchi i tratti peculiari dei mezzi di informazione che fanno riferimento al mondo cattolico. Il presidente nazionale della Fisc, la Federazione italiana settimanali cattolici, li ha indicati nel corso del 26° seminario “Mons. Alfio Inserra” per l’aggiornamento dei giornalisti, organizzato dalla Fisc e dall’Ucsi (Nicosia, 21–24 settembre), intervenendo sulla “fatica” di raccontare le povertà. “I settimanali cattolici riferiscono del territorio e della gente – ha affermato don Bianchi – e lo fanno perché ad essi sono prossimi, vicini. Raccontano una Chiesa, una società e quanti vi abitano in maniera vera e, nel farlo, generano comunione, proprio tramite il racconto quotidiano, continuo e periodico di quello che si vive. Se quello che avviene non lo si racconta – ha aggiunto il presidente Fisc –, la comunione è utopia: far girare le esperienze è fondamentale per sentirci uno, per essere coinvolti, per far nascere pensieri, anche critici, che siano comuni e condivisi, riflessioni che ci mettono in relazione e in comunione e ci rendono incisivi”. Fondamentale, per il sacerdote e giornalista, la coscienza di “essere di parte”.
“Non esiste una informazione neutra e non lo è neanche quella dei giornali diocesani, e questo deve essere detto e deve vedersi. È il Vangelo – ha detto don Bianchi – che ci spinge a illuminare certe situazioni che restano nascoste nelle pagine o nei servizi di altri tipi di comunicazione, a volte distratta da tanti fattori. Noi abbiamo dietro la Parola, l’abbiamo dentro, ci aiuta a illuminare fatti che altri non vedono e spesso vengono taciuti, come le povertà e le ricchezze che ci rendono comunità”. Proprio per il contributo di merito alla evangelizzazione e alla comunione che possono dare i giornali diocesani, “la mancanza di una voce ufficiale della diocesi rende più povera una comunità e una chiesa, toglie una possibilità non solo di conoscenza ma anche di annuncio”.

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