Seminario Fisc: Barbarisi (“Il ponte”), la “buona stampa” nei nuovi scenari massmediali. Il ruolo dei settimanali cattolici

“Noi con le parole ci lavoriamo, sono i nostri strumenti, che montiamo con l’ausilio dei nostri attrezzi, la penna, la macchina per scrivere, il computer”. Lo ha affermato il consigliere nazionale della Fisc Mario Barbarisi, direttore del settimanale “Il ponte” di Avellino, al seminario di aggiornamento “Mons. Alfio Inserra” in corso di svolgimento a Nicosia sul tema “Raccontare le povertà”. Barbarisi ha sviluppato l’argomento “Salvare la Buona stampa dalla crisi per promuovere i valori della cultura, della fede e della carità”. Il relatore ha svolto una vasta analisi delle comunicazioni sociali in Italia, ha rimarcato la crisi che attraversa l’intero settore, sottolineando poi il compito dei media cattolici per una informazione di qualità. “La crisi c’è, ma non dobbiamo demoralizzarci. Oggi, e già da diversi anni, qualsiasi pubblicazione attraversa delle difficoltà”: occorre semmai verificare il contesto entro il quale si muovono le testate cattoliche, tenendo conto che “negli anni Sessanta tutti, o quasi, leggevano i giornali”; oggi avanza una comunicazione digitale, “ma non tutti sono informatizzati, e quindi c’è bisogno dei giornali di carta”. Il periodico “cura il territorio”, è espressione di una comunità, “mentre i grandi giornali no. Noi abbiamo un grande futuro avanti perché i giornali non moriranno”.
Barbarisi ha aggiunto: “Siamo sicuri che i giornali di carta non potranno sostituire il tablet e gli smartphone perché oggi tutto passa attraverso i social; ma i nostri settimanali continueranno ad avere la loro vita”. “L’informazione per noi è un’azione pastorale. E se è un’azione pastorale, la comunicazione non può essere considerata un costo, ma un investimento: allora dobbiamo trovare nuove strade per sostenere” le testate. “Il nostro futuro non si misura con una pioggia di soldi, ma – ha affermato il giornalista – con una pioggia di benedizioni. Tutto deve essere funzionale” a essere voce del territorio e della chiesa e “a trasmettere la nostra storia alle future generazioni”.

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