Papa Francesco: al Ccee, “disagio” verso migranti per “ferite della crisi” e “politiche spesso inadeguate”

foto SIR/Marco Calvarese

Il “profondo disagio” di molti cittadini europei di fronte “all’arrivo massiccio di migranti e rifugiati” è dovuto “alla crisi economica, che ha lasciato ferite profonde” ; da “una sostanziale impreparazione delle società ospitanti e da politiche nazionali e comunitarie spesso inadeguate” ma anche dai “limiti dei processi di unificazione europea”: lo ha affermato oggi Papa Francesco durante l’udienza ai direttori nazionali della pastorale per i migranti che stanno partecipando in questi giorni a Roma all’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). “Nel mio costante ascolto delle Chiese particolari in Europa, ho percepito un profondo disagio di fronte all’arrivo massiccio di migranti e rifugiati – ha detto -. Tale disagio va riconosciuto e compreso alla luce di un momento storico segnato dalla crisi economica, che ha lasciato ferite profonde. Tale disagio è stato, inoltre, aggravato dalla portata e dalla composizione dei flussi migratori, da una sostanziale impreparazione delle società ospitanti e da politiche nazionali e comunitarie spesso inadeguate. Ma il disagio è anche indicativo dei limiti dei processi di unificazione europea, degli ostacoli con cui si deve confrontare l’applicazione concreta della universalità dei diritti umani, dei muri contro cui si infrange l’umanesimo integrale che costituisce uno dei frutti più belli della civiltà europea”. Papa Francesco ha ricordato che “negli ultimi anni, molte Chiese particolari in Europa sono state arricchite dalla presenza di migranti cattolici, che hanno portato le loro devozioni e il loro entusiasmo liturgico e apostolico”. Inoltre, “da una prospettiva missiologica, i flussi migratori contemporanei – ha detto – costituiscono una nuova ‘frontiera’ missionaria, un’occasione privilegiata di annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo senza muoversi dal proprio ambiente, di testimoniare concretamente la fede cristiana nella carità e nel profondo rispetto per altre espressioni religiose”. “L’incontro con migranti e rifugiati di altre confessioni e religioni – ha sottolineato – è un terreno fecondo per lo sviluppo di un dialogo ecumenico e interreligioso sincero e arricchente”.

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