Notizie Sir del giorno: Papa su xenofobia in Europa, nota dei vescovi per elezioni in Sicilia, denuncia Caritas Venezuela

Papa Francesco: al Ccee, “preoccupato per intolleranza, discriminazione e xenofobia in Europa, anche tra cattolici”

Papa Francesco ha espresso oggi la sua “preoccupazione di fronte ai segni di intolleranza, discriminazione e xenofobia che si riscontrano in diverse regioni d’Europa”: lo ha detto ricevendo in udienza i direttori nazionali delle migrazioni che stanno partecipando in questi giorni a Roma all’Incontro promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). “Mi preoccupa ancor più – ha detto – la triste constatazione che le nostre comunità cattoliche in Europa non sono esenti da queste reazioni di difesa e rigetto, giustificate da un non meglio specificato ‘dovere morale’ di conservare l’identità culturale e religiosa originaria”. La Chiesa, ha ricordato, “si è diffusa in tutti i continenti grazie alla ‘migrazione’ di missionari che erano convinti della universalità del messaggio di salvezza di Gesù Cristo, destinato agli uomini e alle donne di ogni cultura. Nella storia della Chiesa non sono mancate tentazioni di esclusivismo e arroccamento culturale, ma lo Spirito Santo ci ha sempre aiutato a superarle, garantendo una costante apertura verso l’altro, considerata come una concreta possibilità di crescita e di arricchimento. Lo Spirito, ne sono sicuro, ci aiuta anche oggi a conservare un atteggiamento di apertura fiduciosa, che permette di superare ogni barriera, di scavalcare ogni muro”. Di fronte ai flussi migratori “massicci, complessi e variegati, che hanno messo in crisi le politiche migratorie fin qui adottate e gli strumenti di protezione sanciti da convenzioni internazionali”, ha ribadito, “la Chiesa intende rimanere fedele alla sua missione: quella ‘di amare Gesù Cristo, adorarlo e amarlo, particolarmente nei più poveri e abbandonati; tra di essi rientrano certamente i migranti ed i rifugiati”.

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Chiese europee e migranti: card. Bagnasco (Ccee), “portare vita nuova a tutti e promuovere cultura incontro”

Il fenomeno della mobilità “ci provoca come Chiesa e come società europea” per cui è necessario “portare vita nuova a tutti e promuovere la cultura dell’incontro”: è questa, secondo il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali in Europa (Ccee), la missione delle Chiese europee, così come illustrata a Papa Francesco durante l’udienza a vescovi e direttori nazionali per la pastorale dei migranti, riuniti a Roma dal 21 al 23 settembre. “L’Europa è da sempre luogo d’incontro di popoli e culture e le migrazioni hanno sempre segnato la nostra società – ha detto il card. Bagnasco -, sia perché molti connazionali ne sono partiti sia perché persone e famiglie di altre provenienze sono qui giunti. Nello stesso tempo dobbiamo riconoscere il carattere inedito dei flussi migratori in atto, flussi che hanno messo a prova più in profondità il cuore e l’intelligenza del continente”. Le ragioni di questa mobilità umana “sono molteplici e complesse”, ha ricordato, e “tutte chiedono di promuovere uno sviluppo umano ed economico più equo, che stimoli i valori della solidarietà, senza la quale non esiste una società giusta e credente”. D’altra parte, ha precisato, “siamo consapevoli che negli ultimi anni non pochi Paesi europei sono stati fortemente colpiti da crisi sociali ed economiche che hanno indebolito lo stesso progetto europeo, allentando i vincoli personali e sociali, e generando smarrimento e perplessità rispetto a questo grande esodo. Siamo preoccupati anche per questo, come per la condizione di molte famiglie, dei poveri, dei disoccupati, e di tutti coloro che soffrono nel nostro continente”.

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Elezioni Sicilia: nota dei vescovi, vincere rassegnazione e astensione. “Soluzioni efficaci nell’interesse dei cittadini e dei poveri”

In prossimità del voto regionale, in programma per il prossimo 5 novembre, i vescovi di Sicilia lanciano un appello per una competizione elettorale che sia “corretta e leale, attenta ai problemi concreti della nostra gente e non preoccupata del successo di parte e dell’occupazione dei posti di potere” perché, per i presuli, “la Sicilia non può più aspettare e grava su tutti la responsabilità di elaborare soluzioni praticabili ed efficaci nel superiore interesse dei cittadini e dei poveri e degli ultimi in modo prioritario”. Le riflessioni, che nascono “alla luce della Dottrina sociale della Chiesa” e vogliono “annunciare una parola di speranza”, sono diffuse oggi a conclusione della sessione autunnale di lavoro della Conferenza episcopale siciliana, riunita a Caltagirone il 20-21 settembre. “Nessuno può esimersi dalla responsabilità di partecipare fornendo il proprio contributo di idee e di proposte sui temi di maggiore rilevanza politico-amministrativa. La costruzione della casa comune – sintetizzano i vescovi in documento pubblico – non può diventare appannaggio di gruppi autoreferenziali che pretendono di governare in forza dell’investitura di una parte minoritaria del popolo siciliano”. Per i vescovi, “la Chiesa siciliana non può non interrogarsi sulle condizioni di vita delle donne e degli uomini della nostra Regione, sulle possibilità di trovare soluzioni ai numerosi bisogni che affliggono la popolazione: la disoccupazione (specie giovanile e femminile), ancora a livelli allarmanti, e poi la questione della formazione professionale, legata all’obbligo scolastico, bloccata sul nascere; oppure quella delle infrastrutture fragili e del dissesto idrogeologico, tanto per citare alcuni esempi”.

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Assemblea Onu: Santa Sede, “le armi nucleari non possono creare un mondo stabile”

“Le armi nucleari non possono creare un mondo stabile e offrono un falso senso di sicurezza. La pace e la stabilità internazionale non possono essere fondati sulla distruzione reciproca o sulle minacce di annientamento”. Così l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario della Santa Sede per le relazioni con gli Stati, intervenendo alla decima conferenza sul “Bando totale degli esperimenti nucleari” organizzata il 20 settembre in occasione della 72ª Assemblea generale dell’Onu. L’arcivescovo ha ribadito che la Santa Sede ha ratificato e aderito al Trattato per il bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt), ma è “turbata” dal constatare che all’appello mancano tanti Stati che ne impediscono, dopo 20 anni, la piena entrata in vigore. Il Trattato sul Bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt) impegna i sottoscrittori a non effettuare esperimenti sul proprio territorio e a non incoraggiare o partecipare a tali esperimenti in altri Stati, al fine di limitare la proliferazione, l’ammodernamento e la creazione di armi nucleari di ultima generazione o lo sviluppo, l’aggiornamento e la creazione di nuove generazioni di armi nucleari. India, Pakistan e Corea del Nord, non hanno ancora firmato il Trattato, mentre Stati Uniti, Cina, Egitto, Iran, Israele e Indonesia non hanno ancora proceduto alla ratifica assieme ad altri 38 Paesi giudicati a capacità nucleare avanzata.

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Venezuela: denuncia Caritas, “41% famiglie costretto ad elemosinare cibo scartato nei mercati”

In Venezuela il 41% delle famiglie è costretto ad elemosinare i cibi scartati nei mercati e il 63% è deve acquistarli al mercato nero: lo rivela un report di Caritas Venezuela, che dal 2016 sta monitorando la situazione e distribuendo aiuti alimentari in tutto il Paese. Il monitoraggio è stato svolto in 4 Stati interni: Miranda, Vargas, Zulia e Distrito Capital.  Per cercare di fronteggiare la grave scarsità di alimenti e la povertà, conseguenze della crisi politica ed umanitaria nel Paese, i venezuelani “stanno vendendo i loro elettrodomestici, specialmente i frigoriferi e i vestiti usati – denuncia Caritas Venezuela – per avere i soldi per comprare gli alimenti”. Secondo il report è aumentata in maniera allarmante la percentuale di bambini malnutriti: dal 54 al 68% in quattro mesi, da aprile ad agosto 2017. Caritas Venezuela chiede urgentemente allo Stato “di mettere a disposizione risorse straordinarie per affrontare la grave denutrizione e i problemi di salute”. Se non si risolvono le cause e i fattori che peggiorano la crisi, avverte, “le parrocchie più povere potrebbero trovarsi in emergenza nutrizionale entro la fine dell’anno”.

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Terra Santa: Gerusalemme, vandalizzata la chiesa di Santo Stefano. Patriarcato Latino, “orribile attacco”

Mercoledì 20 settembre dei vandali si sono introdotti furtivamente e hanno profanato la Chiesa di santo Stefano, attigua al monastero salesiano di Beit  Gemal, a ovest di Gerusalemme. Gli autori hanno distrutto una statua della Madonna e delle vetrate che riproducevano momenti importanti della vita di Gesù. Lo riferisce il Patriarcato latino di Gerusalemme. Mons. Giacinto Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale per Gerusalemme e la Palestina, facendo visita alla chiesa, ha dichiarato che “non si tratta solo di un atto di vandalismo, ma anche di un’azione contro il carattere sacro dei luoghi santi e della fede del popolo. La Terra Santa è un luogo che beneficia di una fede profonda e di una grande ricchezza culturale. Dobbiamo vivere insieme nella diversità delle fedi. È assolutamente necessario accettare gli altri e accettarsi reciprocamente nella nostra diversità”. Secondo il vicario patriarcale il fatto “si inserisce nel solco degli episodi avvenuti in passato. Può darsi che si tratti di estremisti ebraici, non lo sappiamo con certezza e al momento non si hanno riscontri. Ma la matrice è quella che si nasconde dietro gli attacchi a Tagba o in altri edifici cristiani della Terra Santa”. A metà dicembre del 2015 il cimitero del convento era stato vandalizzato e molte croci delle tombe divelte. Condannando fermamente “questo orribile attacco” il Patriarcato latino di Gerusalemme ricorda che “l’istruzione è la soluzione per insegnare il rispetto delle differenze religiose e culturali dei popoli”. Forte condanna è arrivata anche dall’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa per bocca del suo portavoce Wadie Abunassar : “È con dispiacere e rabbia vedere noi stessi impegnati nella condanna di simili atti criminali che si sono ripetuti molte volte nei recenti anni, mentre al tempo stesso non vediamo né sicurezza né trattamento educativo da parte dello Stato contro questo fenomeno pericoloso”.

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Migranti: Oculik (Ccee), “Chiese europee pronte ad affrontare le sfide e i cambiamenti”

Le migrazioni nel tempo hanno assunto caratteristiche molto diverse. La Chiesa cattolica in Europa deve stare al passo con questi cambiamenti così rapidi per affrontare le nuove sfide. Questo lo scopo dell’incontro dei direttori nazionali per la pastorale dei migranti delle Conferenze episcopali in Europa (Ccee) in corso in questi giorni, a porte chiuse, a Roma. Una cinquantina di delegati da tutti i Paesi europei che oggi incontreranno Papa Francesco e questo pomeriggio dialogheranno con la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale. Ieri pomeriggio i partecipanti hanno analizzato tre sondaggi sul fenomeno improvviso dei flussi migratori in arrivo in Europa. “In questo scenario – dice al Sir padre Luis Okulik, segretario della Commissione affari sociali del Ccee – la Chiesa cattolica è stata protagonista con una grande disponibilità di mezzi umani e risorse economiche, con un aumento del lavoro nell’ambito delle migrazioni, oltre quello che già si stava facendo. Sono emerse aree sulle quali si dovrà lavorare di più”. La preoccupazione principale dei direttori nazionali del Ccee, spiega padre Okulik, “è approfondire il modo per evangelizzare attraverso la pastorale migratoria” perché “le migrazioni hanno assunto variabili molto diverse e mutevoli nel tempo, tanto da rappresentare una grande sfida”. Gli organismi cattolici, prosegue, “sono preoccupati delle cause dei fenomeni migratori” e “cercano di capire cosa sta avvenendo”.

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