Myanmar: Gomez (Amnesty), “violazioni contro Rohingya peggiore pulizia etnica in Asia. Alzino la voce India e Cina”

“Le violazioni dei diritti umani contro la popolazione Rohingya sono la peggiore pulizia etnica avvenuta in Asia negli ultimi tempi”. Lo afferma in una intervista al Sir James Gomez, direttore di Amnesty international per la regione Asia sudorientale-Pacifico, che coordina il lavoro di un team di attivisti in loco e sta seguendo da Bangkok la crisi dei Rohingya, la minoranza musulmana che vive nello Stato di Rakhine in Myanmar, a maggioranza buddista. “Oltre 400.000 persone in tre settimane sono costrette ad attraversare la frontiera del Myanmar e fuggire in Bangladesh a causa della campagna di terra bruciata portata avanti dall’esercito – dice Gomez -. Negli anni più di 800.000 persone sono state costrette alla fuga”. Gomez commenta anche le parole della leader Aung San Suu Kyi il 19 settembre: “Ha parlato in termini generali della democrazia, della politica, ma non dei problemi umanitari di 400.000 persone – spiega Gomez – ed è rimasta in silenzio sul ruolo dei militari nelle violazioni dei diritti umani. Ha invitato i diplomatici e la comunità intellettuale ma non gli osservatori indipendenti. I militari sono coinvolti e ancora beneficiano della più totale impunità, anche rispetto alle persecuzioni delle minoranze negli Stati Kachin e Shan”. Gomez è in contatto con i rappresentanti dell’Onu che si occupano di diritti umani e chiede con forza “di avviare un inchiesta indipendente su questi crimini contro l’umanità”. Giudica “molto importanti” i vari appelli di Papa Francesco sulla crisi umanitaria dei Rohingya ma auspica che si pronuncino anche altri attori strategici per gli equilibri geopolitici: “Vorrei sentire la voce dei Paesi asiatici, soprattutto dell’India – che purtroppo non ha alzato la voce per difendere i Rohingya – e della Cina, che dovrebbe riconoscere gli abusi dei militari”.

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