Elezioni Sicilia: nota dei vescovi, vincere rassegnazione e astensione. “Soluzioni efficaci nell’interesse dei cittadini e dei poveri”

In prossimità del voto regionale, in programma per il prossimo 5 novembre, i vescovi di Sicilia lanciano un appello per una competizione elettorale che sia “corretta e leale, attenta ai problemi concreti della nostra gente e non preoccupata del successo di parte e dell’occupazione dei posti di potere” perché, per i presuli, “la Sicilia non può più aspettare e grava su tutti la responsabilità di elaborare soluzioni praticabili ed efficaci nel superiore interesse dei cittadini e dei poveri e degli ultimi in modo prioritario”. Le riflessioni, che nascono “alla luce della Dottrina sociale della Chiesa” e vogliono “annunciare una parola di speranza”, sono diffuse oggi a conclusione della sessione autunnale di lavoro della Conferenza episcopale siciliana, riunita a Caltagirone il 20-21 settembre. “Nessuno può esimersi dalla responsabilità di partecipare fornendo il proprio contributo di idee e di proposte sui temi di maggiore rilevanza politico-amministrativa. La costruzione della casa comune – sintetizzano i vescovi in documento pubblico – non può diventare appannaggio di gruppi autoreferenziali che pretendono di governare in forza dell’investitura di una parte minoritaria del popolo siciliano”. Per i vescovi, “la Chiesa siciliana non può non interrogarsi sulle condizioni di vita delle donne e degli uomini della nostra Regione, sulle possibilità di trovare soluzioni ai numerosi bisogni che affliggono la popolazione: la disoccupazione (specie giovanile e femminile), ancora a livelli allarmanti, e poi la questione della formazione professionale, legata all’obbligo scolastico, bloccata sul nascere; oppure quella delle infrastrutture fragili e del dissesto idrogeologico, tanto per citare alcuni esempi”.
“Non è difficile constatare – prosegue il documento – che cresce nei cittadini la delusione per la cosa pubblica insieme a una forte disaffezione per la politica, tanto da indurre molte persone a scegliere la via dell’astensionismo”. Sentimenti dai quali prende forma “lo spettro dell’astensione” che, per i vescovi, “non è facilmente superabile e assume sempre più i connotati di una lezione da impartire a chi non vuole capire. Con tutto il rispetto per le libere scelte di ciascuno – dicono i pastori delle diciotto Chiese di Sicilia –, riteniamo in ogni caso che non si possa andare a votare passivamente, da rassegnati. Per questo intendiamo riproporre a tutti i cittadini siciliani il valore della democrazia partecipativa, alla luce del magistero sociale della Chiesa, con particolare riguardo a un saggio discernimento personale e comunitario dei candidati e dei programmi”.

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