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Sinodo giovani: Mazzini (Argentina), “più accompagnamento personale e itinerari diversificati, sfatare i luoghi comuni”

Tutta la pastorale di evangelizzazione rivolta ai giovani ha bisogno di accompagnamento personale. Mentre bisogna sfatare alcuni pregiudizi sulle nuove generazioni e il loro approccio al Vangelo. Lo ha affermato a Roma la professoressa argentina María Marcela Mazzini, docente alla Pontificia Università Cattolica Argentina, nel corso della quarta giornata del Seminario internazionale sulla situazione giovanile in preparazione alla XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, prevista nell’ottobre del 2018, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Durante la sua comunicazione, intitolata “I giovani e la Chiesa”, la teologa argentina ha portato, anche attraverso un video, l’esperienza della “Pascua Joven”, pensata come ritiro pasquale per i giovani. Da qui è partita per smontare alcuni pregiudizi, come: “I giovani sono incostanti e non si può contare su di loro”, “Ai giovani non interessa nulla salvo star bene tra loro, “I giovani oggi ci sono e domani no, stanno nel loro mondo”, “I giovani fanno tutto all’ultimo momento”, “I giovani devono imparare dalle persone che hanno più esperienza e più anni di vita nella comunità”, “Non si riesce ad attrarre i giovani con nulla”. In gran parte luoghi comuni, cui si deve invece opporre capacità di ascolto e di porci in dialogo con i giovani che concretamente abbiamo di fronte. In effetti, “condividere, ascoltare ed essere ascoltati sono valori che i giovani apprezzano a livello pastorale. Le nostre proposte devono tenere in conto la dimensione delle relazioni”. Partendo dall’idea “che ogni giovane è unico e come tale va trattato e valorizzato, impegnandosi per la sua persona e condividendo la sua ricerca personale”. Ha proseguito Mazzini: “Abbiamo bisogno di adulti che siano disposti a lavorare con i giovani e che possiedano certe caratteristiche speciali: “Maturità, apertura, disponibilità, carisma, e pazienza apostolica sostenuta nel tempo, senza l’attesa di risultati immediati”. Infine, la docente ha messo in evidenza che le proposte di evangelizzazione devono essere mirate ai diversi tipi di giovane che abbiamo di fronte, e quindi “varie, mirate ad itinerari molteplici e diversificati”, che rispettino la gradualità del processo di evangelizzazione, capaci di non limitarsi alle attività ma di generare “processi di evangelizzazione”.

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