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Papa Francesco: a Santa Marta, mistero d’amore della Croce, no a “masochismo” spirituale

Vaticano, 14 settembre: Papa Francesco celebra la messa in Santa Marta (Foto L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

Papa Francesco ha ripreso questa mattina la Messa a Santa Marta, dopo la pausa estiva. Nella Festa dell’Esaltazione della Croce, il Papa – riferisce Radio Vaticana – nell’omelia ha messo in guardia dalle due tentazioni spirituali davanti alla Croce di Cristo: da una parte quella di pensare un Cristo senza croce, cioè di farne “un maestro spirituale” e, dall’altra, quella di una croce senza Cristo, cioè essere senza speranza in una specie di “masochismo” spirituale.
Il cuore della riflessione del Papa è stato il “mistero d’amore”, costituito dalla Croce. La Liturgia ne parla come di un albero, nobile e fedele. Francesco ha evidenziato che non è sempre facile capire la croce. “Soltanto con la contemplazione si va avanti in questo mistero d’amore”, ha detto. E Gesù quando vuole spiegarlo a Nicodemo, come ricorda il Vangelo odierno, usa due verbi “salire” e “scendere”: “Gesù sceso dal Cielo per portare tutti noi a salire in Cielo”. “Questo – ha ribadito il Papa – è il mistero della croce”. Nella Prima Lettura per spiegarlo san Paolo dice, infatti, che Gesù “umiliò se stesso”, facendosi obbediente fino alla morte di croce: “Questa è la discesa di Gesù: fino al basso, all’umiliazione, svuotò se stesso per amore, e per questo Dio lo esaltò e lo ha fatto salire. Soltanto se noi riusciamo a capire questa discesa fino alla fine possiamo capire la salvezza che ci offre questo mistero d’amore”.
Non è facile però, ha notato Francesco, perché sempre ci sono tentazioni di considerare una metà e non l’altra. Tanto è vero che san Paolo disse una parola forte ai Galati “quando hanno ceduto alla tentazione di non entrare nel mistero d’amore ma di spiegarlo”. Come il serpente aveva incantato Eva e nel deserto aveva avvelenato gli israeliti, così sono stati incantati “da un’illusione di un Cristo senza croce o di una croce senza Cristo”. “Queste sono le due tentazioni” su cui si è soffermato Papa Francesco. La prima è, quindi, quella di un Cristo senza croce, cioè di farne “un maestro spirituale”, che ti porta avanti tranquillo: “Un Cristo senza croce che non è il Signore: è un maestro, niente di più. È quello che, senza saperlo, forse cercava Nicodemo. È una delle tentazioni. Sì, Gesù che buono il maestro, ma… senza croce, Gesù. Chi vi ha incantato con questa immagine? La rabbia di Paolo. Presentato Gesù Cristo ma non crocifisso. L’altra tentazione è la croce senza Cristo, l’angoscia di rimanere giù, abbassati, col peso del peccato, senza speranza. È una specie di ‘masochismo’ spirituale. Solo la croce, ma senza speranza, senza Cristo”.
La croce senza Cristo sarebbe, però, “un mistero di tragedia”, ha detto Francesco, come le tragedie pagane: “Ma la croce è un mistero d’amore, la croce è fedele, la croce è nobile. Oggi possiamo prendere qualche minuto e ognuno farsi la domanda: il Cristo crocifisso, per me è mistero d’amore? Io seguo Gesù senza croce, un maestro spirituale che riempie di consolazione, di consigli buoni? Seguo la croce senza Gesù, sempre lamentandomi, con questo ‘masochismo’ dello spirito? Mi lascio portare da questo mistero dell’abbassamento, svuotamento totale e innalzamento del Signore?”. E il Papa ha concluso auspicando che il Signore dia la grazia “non dico di capire, ma di entrare” in questo mistero d’amore: “Poi col cuore, con la mente, con il corpo, con tutto, capiremo qualcosa”.

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