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Myanmar: segretario Onu, “contro Rohingya violenze inammissibili”

(DIRE-SIR) – “Chiedo alle autorità del Myanmar di sospendere ogni azione militare e le violenze, che superano lo Stato di diritto, e riconoscere il diritto al ritorno per le migliaia di persone che hanno dovuto lasciare il Paese”. Così il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, dopo la seduta di ieri del Consiglio di sicurezza a porte chiuse sul dossier birmano. Per le Nazioni Unite da fine agosto hanno raggiunto quota 370mila i rifugiati di etnia rohingya costretti a fuggire dai propri villaggi, preda degli attacchi dell’esercito, mentre l’Unicef oggi alza tale stima a oltre 400mila. Per Guterres la crisi umanitaria che colpisce tale minoranza appare “catastrofica” e “totalmente inaccettabile”, e ribadisce quanto detto giorni fa dall’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al-Hussein: in Myanmar “è in corso una pulizia etnica della minoranza musulmana dei rohingya” da parte della maggioranza buddhista. Attraverso un comunicato il gruppo islamista Al-Qaeda avrebbe persino incoraggiato i musulmani di tutto il mondo a “difendere e sostenere con il denaro e con le armi” i fratelli rohingya in difficoltà. A tale appello, rilanciato da Site, organizzazione statunitense che monitora le attività dei principali movimenti armati, il capo dell’Arsa ha risposto categoricamente “no”. L’Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army, ‘l’Esercito per la salvezza dei rohingya dell’Arakan’) è il gruppo ribelle che da anni si batte per ottenere il riconoscimento dei diritti dei rohingya da parte del governo. Vicino alle idee dell’islamismo militante, ha sempre respinto qualsiasi collegamento coi principali attori come lo Stato islamico o i qaedisti, e ora torna a farlo in una nota diffusa oggi su Twitter: “Non abbiamo nessun rapporto con Al-Qaeda, l’Is o qualsiasi altro gruppo terrorista internazionale. E non vogliamo che tali soggetti si intromettano nel nostro conflitto”, che coinvolge lo Stato di Rakhine, chiamato dai rohingya Arakan. Il governo di Naypyidaw considera terroristi i miliziani dell’Arsa e per questo giustifica come “necessari” gli interventi dell’esercito in quella regione. Tale posizione è costata però dure critiche alla leader de facto del governo, Aung San Suu Kyi, il cui silenzio sulle violenze contro i civili nonché il sostegno ai militari viene interpretato come ambiguo e preoccupante da varie parti. (www.dire.it)

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