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Diritti: Corte di Strasburgo respinge ricorso del pastore della Chiesa riformata Nagy contro l’Ungheria

(Strasburgo) La Grand Chambre della Corte europea dei diritti umani respinge con 10 voti favorevoli e 7 contrari il ricorso presentato dal Károly Nagy, pastore della Chiesa riformata, contro l’Ungheria trattandosi della rivendicazione di un diritto che pertiene al diritto ecclesiastico e non a quello civile. Károly Nagy fu assunto nel 1991 nella parrocchia riformata di Gödöllő. Nel 2005 è sospeso con effetto immediato dal tribunale ecclesiastico per aver dichiarato alla stampa locale che “aiuti di Stato” erano stati indebitamente versati a un internato calvinista. Sospensione confermata e trasformata in licenziamento. La causa è però stata aperta da Nagy per controversie legate al pagamento dell’indennità di servizio per i mesi di sospensione, definiti nella lettera di notifica da parte del tribunale ecclesiastico. Tutti i gradi di giudizio del sistema giudiziario ungherese hanno di fatto sentenziato che la controversia fosse di natura ecclesiastica e non civile, trattandosi del rapporto di lavoro di un pastore (e non di un laico) nella Chiesa. Nel 2009 Nagy ha presentato quindi istanza alla Corte europea, in capo all’art. 6 par.1 circa il diritto di accesso a un tribunale. Nella sentenza definitiva di oggi si legge che “il fatto che i servizi ecclesiastici del signor Nagy non avessero un valore commerciale” è uno degli elementi che rende la causa materia ecclesiastica e non civile e quindi non suscettibile di esecuzione da parte della giurisdizione nazionale”.

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