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Scuola: suor Alfieri (Fidae Lombardia), “sistema resta classista, regionalista e discriminatorio”

“Il nuovo anno scolastico si trascina i problemi più vecchi di un sistema scolastico che resta classista, regionalista e discriminatorio”. È quanto sostiene suor Anna Monia Alfieri, presidente di Fidae Lombardia, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico. Per suor Alfieri, è “difficile confermare la teoria che il nostro sistema scolastico sia il primo in Europa capace di includere i bambini e i ragazzi diversamente abili quando si legge che solo nella città di Milano mancano 1.500 docenti di sostegno”. “Ancor più imbarazzante spiegare ai nostri studenti e alle loro famiglie che l’immissione in ruolo di 50mila docenti ha provocato un’emorragia di personale qualificato alla scuola paritaria, che la ministra Fedeli – ligia alla Costituzione e al buon senso – dichiara essere anch’essa, proprio come la scuola statale, una scuola pubblica che garantisce il pluralismo educativo”. Nella scuola statale, osserva, “mancano, 10mila docenti poiché, dei 50mila chiamati, questi hanno preso il ruolo al 1° settembre dichiarando o meno che il giorno 2 sarebbero rientrati a casa per congedo e varie”. “Quindi alle casse dello Stato, ergo dei cittadini, questa operazione costerà tre volte: lo stipendio del docente assente, del supplente e del supplente, sempre in agguato”. “Bizzaro – continua suor Alfieri – pensare di poter parlare di diritto di apprendere, di inclusione, di nuove metodologie in una scuola da anni ammortizzatore sociale”. Per la presidente di Fidae Lombardia, “certamente non si può parlare né di studente al centro, né tanto meno di buona scuola”. “La meraviglia – nota – è che i genitori non si rivoltino… come finalmente stanno per fare quelli di una classe 4^ primaria di Milano, situata in un popoloso quartiere periferico di Milano, la cui maestra di matematica manda da più di un anno, dalla sua residenza in Sicilia, un certificato medico ogni 3 giorni”. “Forti che la soluzione di diritto e di fatto c’è senza oneri per lo Stato – conclude – si rivendica lo studente al centro, la garanzia del diritto di apprendere senza discriminazioni economiche, il diritto dei docenti ad insegnare senza lo sfinimento di un’infornata che punta al ribasso”.

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