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Papa Francesco: udienza, “fare il primo passo” è “avvicinarsi, chinarsi, toccare la carne del fratello ferito e abbandonato”

foto SIR/Marco Calvarese

“Ciascun colombiano possa fare ogni giorno il primo passo verso il fratello e la sorella, e così costruire insieme, giorno per giorno, la pace nell’amore, nella giustizia e nella verità”. Si è conclusa con questo augurio la catechesi dell’udienza di oggi, durante la quale, di fronte a 13mila fedeli, il Papa ha ripercorso le tappe del suo viaggio in Colombia. “A Medellín la prospettiva è stata quella della vita cristiana come discepolato”, ha ricordato: “Quando i cristiani si impegnano fino in fondo nel cammino di sequela di Gesù Cristo, diventano veramente sale, luce e lievito nel mondo, e i frutti si vedono abbondanti”. “Uno di questi frutti sono gli Hogares, le Case dove i bambini e i ragazzi feriti dalla vita possono trovare una nuova famiglia dove sono amati, accolti, protetti e accompagnati”, ha proseguito Francesco citando la visita all’Hogar San Josè: “E altri frutti, abbondanti come grappoli, sono le vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata, che ho potuto benedire e incoraggiare con gioia in un indimenticabile incontro con i consacrati e il loro familiari”. Infine a Cartagena, la città di san Pietro Claver, apostolo degli schiavi, il “focus” è andato sulla promozione della persona umana e dei suoi diritti fondamentali: “San Pietro Claver, come più recentemente santa Maria Bernarda Bütler, hanno dato la vita per i più poveri ed emarginati, e così hanno mostrato la via della vera rivoluzione, quella evangelica, non ideologica, che libera veramente le persone e le società dalle schiavitù di ieri e, purtroppo, anche di oggi”, il tributo del Papa. “Fare il primo passo”, ha spiegato, “significa avvicinarsi, chinarsi, toccare la carne del fratello ferito e abbandonato. E farlo con Cristo, il Signore divenuto schiavo per noi. Grazie a Lui c’è speranza, perché egli è la misericordia e la pace”.

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