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Amazzonia: Cimi, “profonda preoccupazione per possibile massacro indigeni. In aumento attività mineraria clandestina, si rischiano altre uccisioni”

Il Consiglio missionario indigeno (Cimi), collegato alla Chiesa brasiliana, ha espresso, in una nota, “profonda preoccupazione” per le informazioni, non ancora verificate in modo definitivo, sul massacro di indigeni in isolamento volontario, che sarebbe avvenuto lungo il fiume Jandiatuba, all’interno della Terra Javari, riserva indigena nella zona occidentale dello stato di Amazonas. La Giustizia federale ha confermato l’apertura di un’indagine sull’accaduto, dopo la denuncia presentata dalla Fondazione nazionale degli indios (Funai). Circa dieci gli indigeni che sarebbero stati uccisi. Il massacro sarebbe stato commesso lo scorso agosto da garimpeiros (i cercatori d’oro clandestini) che avevano sfruttato illegalmente le risorse la regione. Si sospetta che il massacro sarebbe avvenuto contro il gruppo noto come flecheiros (arcieri) la cui esistenza è stata conosciuta fin dagli anni ’70. L’attività illegale dei garimpeiros lungo il fiume Jandiatuba, sottolinea la nota, è stata più volte denunciata alle autorità da parte di organizzazioni della società civile, leader indigeni e organismi ecclesiali. Ciò nonostante lo sfruttamento illegale di risorse minerarie è in aumento.
Denuncia ancora il Cimi: “Nel tagliare il risorse alla Funai il Governo Temer sta promuovendo una destrutturazione delle attività di base per la protezione dell’etnoambiente in regioni che registrano la presenza di pochi e poveri indigeni che vivono in isolamento”. Con tali azioni, “il governo Temer si prende il rischio che si verifichino massacri e genocidi verso i poveri, dal momento che sono completamente esposti all’invasione di minatori, cacciatori, bracconieri, boscaioli e allevatori. Sul fatto prende posizione anche il vescovo di Alto Solimões (AM), dom Adolfo Zon Pereira, che in una nota esprime “la massima condanna di fronte a questi e a tutti gli atti di violenza contro il nostri fratelli indigeni”. Nel comunicato si conferma l’aumento dell’attività mineraria, “con l’appoggio del potere pubblico federale”, e si denunciano i drammatici effetti che tale attività ha nei confronti del territorio e dei suoi abitanti.

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