Papa in Colombia: Locatelli (Limes), “è chiara l’insoddisfazione nei confronti del governo di Caracas”

“Finora non sono mai arrivate dalla bocca del Papa parole di condanna inequivocabile ma dalla Santa Sede l’insoddisfazione nei confronti del governo di Caracas ultimamente è abbastanza chiara”. Così il giornalista Niccolò Locatelli, coordinatore del sito di Limes, la rivista italiana di geopolitica, analizza i risvolti geopolitici della visita del Papa in Colombia rispetto alla grave crisi politica ed umanitaria in Venezuela. “Stiamo assistendo ad un lentissimo processo di allontanamento del Papa rispetto all’equidistanza e prudenza che finora lo ha caratterizzato – osserva Locatelli in una intervista al Sir -. Si tratta di sfumature: ma nel tono del suo discorso, nelle parole che pronuncia, piano piano inizia a marcare le distanze dal regime venezuelano. Il Papa ha accettato di spingere le due parti ad un dialogo che finora si è rivelato totalmente fasullo per esclusiva responsabilità del governo del presidente Maduro, interessato a protrarre la farsa della ricerca di un compromesso”. Secondo Locatelli “stiamo assistendo ad una deriva dittatoriale legata alla necessità di Maduro e delle forze armate di garantirsi il potere. La situazione è talmente grave dal punto di vista politico, economico e sociale per cui penso sia utopico pensare che Maduro possa vincere elezioni democratiche in questo momento”. Riguardo al tentativo di mediazione da parte della Santa Sede a suo avviso il Papa “è stato trascinato in una sorta di trappola. Nel momento in cui viene richiesta una sua mediazione certo non può tirarsi indietro. E’ venuto fuori, con il passare del tempo, come l’obiettivo unico di Maduro fosse non tanto di dialogare per arrivare ad una soluzione ma di far scadere i termini previsti dalla Costituzione per un referendum che avrebbe portato alla decadenza anticipata della sua presidenza”.  Uno scenario futuro più plausibile, a suo avviso, “potrebbe essere una sostituzione di Maduro attraverso vie più o meno violente ma sempre cercando il suo sostituto o all’interno del gruppo chavista che lo sostiene o una figura di transizione che però non tocchi i privilegi accumulati negli ultimi 15 anni dalle forze armate. Perché quello è il nocciolo della questione: le forze armate sono un attore dell’economia, un protagonista politico attraverso vari esponenti militari che occupano cariche ministeriali e governative. Difficilmente vorranno rinunciare ai privilegi ottenuti”. A suo parere “per un cambiamento importante nelle condizioni del Venezuela devono smuoversi anche gli attori esterni, in maniera più decisa”. In questo senso “Cuba rimane un Paese chiave per tentare di risolvere la crisi”.

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