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Migranti: Ricchiuti (Pax Christi), “non respingerli nell’inferno libico”. No a F35, “follia inaccettabile”

Le decisioni “di militarizzare le navi di soccorso e la possibilità di respingere di nuovo in Libia queste persone che fuggono in cerca di vita sarebbe davvero come respingerle all’inferno. Non possiamo tacere”: con queste parole monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia, interviene oggi su quella che definisce la “tragedia dei migranti”. Lo fa in una lettera inviata ai membri di Pax Christi e al Sir prima della partenza per San Salvador, dove il 15 agosto parteciperà alle celebrazioni per i 100 anni dalla nascita del beato martire Oscar Arnulfo Romero, arcivescovo di San Salvador, ucciso mentre celebrava l’Eucarestia il 24 marzo 1980. “Questo nostro viaggio si inserisce nel solco della solidarietà e vicinanza che Pax Christi, da anni, ha coltivato, con le comunità e le persone di quella terra salvadoregna bagnata dal sangue di molti martiri”, spiega mons. Ricchiuti, che approfitta per condividere “alcune gravi preoccupazioni che ci toccano da vicino e ci chiedono un continuo e rafforzato impegno di denuncia e proposta per scelte di pace”.
Oltre al tema dei migranti il presidente di Pax Christi contesta “l’invio di armi made in Italy a molti Paesi in guerra, in particolare dalla Sardegna le bombe all’Arabia Saudita” in “violazione della legge 185/90”. Ma soprattutto critica quei “costosissimi F35 di cui si è tornati a parlare in questi giorni”. La Corte dei Conti ha parlato di “ritardi, costi raddoppiati ma non possiamo ritirarci dal progetto”. “Sappiamo invece che è possibile ritirarci da questo impegno miliardario – afferma Ricchiuti –, utilizzando i soldi ancora non spesi per la vita, non per distruggere e uccidere”. Pax Christi da anni – insieme a tanti altri – denuncia “la follia di questo progetto dei nuovi caccia F35, moralmente ed economicamente inaccettabile”. Oggi ricorre poi l’anniversario della bomba atomica sganciata su Nagasaki, 9 agosto 1945, e pochi giorni prima su Hiroshima. “Anniversari di morte che ci impegnano ancora di più oggi per dire no alle bombe nucleari e chiedere all’Italia che ci ripensi e aderisca al trattato firmato lo scorso 7 luglio all’Onu per la messa al bando delle armi nucleari”, sottolinea.

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