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Lavoro e festa: mons. Muser (Bolzano-Bressanone), “ridiamo sapore alla domenica”

Ridare sapore alla domenica. Rispettandola come giorno di festa. È quanto chiede il vescovo Ivo Muser in una lettera pastorale pubblicata oggi alla vigilia della festa dell’Assunzione. “La domenica e i giorni festivi sono un grande patrimonio umano e non possono essere ridotti ad un affare in nome dell’ideologia del consumismo”, sottolinea mons. Muser. Dire “no” alla domenica come giorno lavorativo significa “dire un ‘sì’ all’uomo, alla famiglia, alla società, al creato, alla nostra cultura e alla nostra fede”. Il vescovo altoatesino sottolinea che le domeniche, così come le festività, “rappresentano un inestimabile valore, che deve essere riscoperto e difeso – anche contro resistenze e interessi privati –, un valore che va a beneficio dell’intera società. Abbiamo bisogno della domenica e delle nostre festività con le loro opportunità sociali, familiari, culturali e religiose!”. “Noi uomini abbiamo bisogno di più e valiamo di più del consumo, del suono di un registratore di cassa e di un’attività frenetica e senza sosta – sottolinea Muser -. L’uomo non può ridursi al fare, al produrre, al consumare e al possedere. Non abbiamo bisogno soltanto di più tempo libero per noi come singoli individui. Abbiamo bisogno di tempo libero comunitario! Difendendo pubblicamente le nostre domeniche e i nostri giorni festivi alla fine ci guadagniamo tutti quanti”. Il vescovo altoatesino ritiene che “sia oggi una priorità per la Chiesa lo spendersi per ciò che non porta alcun profitto immediato: per il tempo sacro, per le nostre festività e soprattutto per le domeniche”. Mons. Muser ricorda, inoltre, che ci sono attività che, per la loro natura, devono essere portate avanti anche di domenica e nelle festività. “Chiedo però di tornare a distinguere, nelle nostre domeniche e festività, tra quelle che sono le attività necessarie e quelle che non lo sono – aggiunge -. Si può fare piena esperienza del valore della domenica solo se la si rispetta. Il suo gusto lo assaporano solo quanti la vivono”.

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